D.In.Ge.Cc.O “Bacanadera”

D.In.Ge.Cc.O
“Bacanadera”
Data d’uscita: 18 marzo 2022
Etichetta: WASTE NOISE

(Presspage riservata alla stampa – DA NON PUBBLICARE)

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Non credo di esagerare nell’affermare che è stata una sorta di possessione sciamanica ad ispirare la genesi e la realizzazione di “Bacanadera”. Da qualche tempo a questa parte è maturata sempre più, in me, la convinzione di prestare maggiore attenzione alla conoscenza del mio mondo interiore, nel tentativo di riuscire ad ascoltare e conoscere di più il mio inconscio. Durante le mie discese e risalite nella perlustrazione dell’io è maturata in me la conferma di una cosa di cui sono convinto da tempo, e cioè la consapevolezza che stiamo vivendo in un era di mezzo. Assuefatti dall’idea che la vita che conduciamo sia l’unica possibile, nella convinzione che siamo ciò che consumiamo, lasciamo scorrere i minuti, le ore ed i giorni della nostra esistenza all’interno di un perimetro già scritto da qualcun altro. Abbiamo perso il contatto con la parte spirituale della nostra identità, del nostro essere e, come per reazione, il nostro subconscio va cercando una via d’uscita. Ci manca il contatto con gli archetipi di Junghiana memoria, con la storia della coscienza collettiva. La distanza tra noi e la nostra storia, come esseri umani sembra, ormai, così grande che a stento ne percepiamo il richiamo.
Per quanto mi riguarda, la via per ritrovare il contatto con questi archetipi, e attraverso di essi, con la mia vera essenza, è rappresentata dalla musica. Per vocazione personale ho sempre considerato la musica il linguaggio più efficace per poter prendere coscienza dell’esistenza di qualcosa che va al di là della nostra percezione sensoriale e che rappresenta il contatto più diretto con quella che possiamo chiamare la nostra anima.
Per dirla con James Hillman, si è fatta sempre più potente l’esigenza di prestare attenzione e dare ascolto al mio “daimon”, nella convinzione di averlo trovato nella musica, nella ricerca dei suoni e nelle misteriose forme nelle quali può realizzarsi, per descrivere le sensazioni dell’esistenza, della mia percezione del mondo e del mio tempo.
In questa mia discesa nell’esplorazione dell’inconscio, sono riuscito a catturare una visione, una figura, uno stato di sensazioni, che sentivo di dover, assolutamente, rappresentare in musica.
E’ quindi nel sogno, nello strato più puro dell’inconscio, che la visione archetipica che costituisce l’ossatura ispiratrice di “Bacanadera”, ha preso forma. E sicuramente la mia “memoria musicale”, ci ha messo del suo. Nei primi anni 70 si poteva spesso ascoltare, trasmessa dalle radio, la musica sudamericana, quella di jilberto Jill, Chico Barque e altri. Ci fu un’ondata di saudade che investiva l’Italia della musica. Ennio Morricone, insieme a Chico Barque con la sua splendida Rotativa, aveva pubblicato il rivoluzionario “Per un pugno di Samba”. Qualche anno più tardi Ornella Vanoni con Toquino pubblicava “la Voglia e la pazzia”. E sebbene in quegli anni fossi ancora in culla, quelle atmosfere, quelle armonie, le ho metabolizzate nell’inconscio, riscoprendole anni più tardi.
Ma come ogni messaggio che arriva dal subconscio presentandosi in una dimensione atemporale, si è contaminato, col tempo, di tutte le suggestioni musicali attraversate negli anni successi alla mia infanzia. “Bacanadera” ha così preso forma, caricandosi di scenari e suggestioni del presente, del passato e del futuro, legato a quella tradizione, alla musicalità della cultura sud americana, al suo spirito gioioso e al tempo stesso malinconico, disperato ma pieno di vita. E così, come rapito da uno stato di ipnosi, sono andato a cercare di costruire, mattone per mattone, l’ossatura e la carne di questo disco, dando un corpo e un volto alla sua anima. Con ossessione benefica sono quindi andato alla ricerca di quelle timbriche e lunghezze, di quei colori e di quegli strumenti che ne dovevano, per forza, costituire la forma. Quanti amici musicisti devo ringraziare, professionisti o semplici amatori, per avermi consentito di poter registrare e utilizzare anche solo un secondo di una loro esibizione, del suono di un loro strumento. Amici che non hanno voluto nemmeno essere citati: “per così poco”, così mi hanno detto tutti, “per la registrazione di un paio di note, di due secondi al massimo che cosa vuoi che sia”. Eppure il corpo e la voce di questo disco è merito anche loro. Così come è merito delle tante voci, suoni e rumori, di atmosfere rapite da registrazioni amatoriali e donate alla rete per l’utilizzo creativo del cosiddetto popolo.
Tutti i pezzi di questi puzzle, raccolti per la realizzazione di questo lavoro, li ho poi distorti, modificati, contaminati affinché potessero coincidere con il dipinto musicale ed emozionale che volevo rappresentare. E tutto questo grazie alla tecnologia che, in quanto figlio del mio tempo, ho sempre accolto ed utilizzato come fosse un dono, un dono dell’epoca nella quale sono nato e vivo, un dono senza il quale non avrei potuto dare forma al mio linguaggio musicale e rappresentare così il mio mondo.
Non a caso, infatti, ho scelto Il nome “Bacanadera” creando un neologismo che nasce come la rappresentazione di una profonda contaminazione. Bacanadera fonde il termine “Batucada” e “Baccanale”. Il primo termine rappresenta il primario stile percussivo e ritmico della musica brasiliana, quello delle origini e che è alla base del Samba, influenzato, ai primordi, dalla cultura africana e dalla voglia di riscatto degli schiavi che non avevano altro modo, per ricordarsi della propria identità e della loro terra, che cantare e suonare, riportando in vita le proprie tradizioni tribali, la propria storia, gli echi della propria terra ormai lontana. Ed è da queste radici che nasce tutta la musica “black” degli ultimi 100 anni.
Il termine “Baccanale”, invece, fa riferimento alla festa propiziatoria degli antichi romani, dedicata al Dio Bacco, una festa orgiastica caratterizzata da eccessi di ogni tipo, ma con una grande valenza misterica e iniziatica.
“Bacanadera” non può che essere, quindi, un disco fatto di ritmo e musicalità, di eccessi (anche sonori) ma anche di spiritualità e suggestioni mistiche, in cui l’elettronica fa da collante ad un immaginario musicale multietnico, caratterizzato da sonorità molto calde. L’utilizzo di strumenti tradizionali, come il flauto peruviano o il Guitarron messicano e la quica brasiliana, si amalgama con i riff rarefatti di campionamenti e registrazioni d’ambiente. Suggestioni in cui la musica tradizionale latino americana e sud americana, si scontra e si fonde con l’altra musica black, ovvero il Jazz, il Funky, il Soul, la disco music.
Con tutto il loro bagaglio di storia, il dialogo tra tutti questi generi e stili diversi, ha, fondamentalmente, la pretesa di riuscire a toccare l’anima e magari anche di curarla, con una moderna, futuribile, allegra, malinconica e dinamica musicalità.

TRACKLIST

01. Learn to…
02. Say goodbye
03. Lounge kids
04. Cities of God (revenge tango)
05. Whiplash of the Spies
06. The Great Savage Concert
07. Não esqueça sua bagage
08. La Primera Vez (en el día de los muertos)
09. The Midnight Jog
10. Blessed Islands
11. My Band Got Lost at the Fish Market
12. Caballero Solitario

TRACK BY TRACK a cura di D.In.Ge.Cc.O.

01 – Learn to…
Si comincia il percorso, la discesa alla scoperta dell’io. L’obiettivo è entrare nel mondo dell’inconscio. Siamo come colpiti da folate elettroniche di vento lungo il cammino, da un temporale di voci e suoni ancestrali. Dobbiamo imparare ad abbandonarci, a lasciare indietro preoccupazioni o pensieri tossici che intasano la mente, dobbiamo imparare a svuotare lo spirito per poter bussare alla porta dell’ignoto, verso nuovi stati di coscienza.

02 – Say goodbye
Siamo nella terra di mezzo dove si rincorrono ancora gli echi del mondo che vogliamo abbandonare. Siamo sulla soglia della porta. Dobbiamo capire quanto sia importante imparare a dire addio a tutto ciò che s’interpone tra la nostra autentica identità ed il diritto alla ricerca della nostra felicità.
Soul, Funky ed Elettronica si fondono per dare vita ad un sound futuribile ed urbano, avvolgente e psichedelico. La batteria accompagna il down beat sull’intercalare dei campionamenti vocali che sembrano evocare un canto tribale ed atavico. Il “black sound” si carica di forza emotiva e si amalgama ai riff più penetranti e sintetici, mentre i giri di basso puntano a riportare l’ascoltatore a temperature più calde ed avvolgenti. Il brano si gioca emotivamente su questo sali e scendi tra tecnologia ed umanità.

03 – Lounge Kids
Tornano alla memoria i ricordi da bambino, lontani. Ci sentiamo avvolti da quella sicurezza che contraddistingue l’infanzia. Nelle calde mura domestiche. Il ricordo dell’immagine che avevamo di noi stessi da bambini, era quello di ragazzi da salotto, davanti alla tv a giocare, in un mondo senza pensieri. Adesso, invece, rivedendosi in faccia a quell’età ci accorgiamo che in noi dominava una strana inquietudine. Eravamo già coscienti che quella quiete avrebbe avuto presto una fine e che saremmo stati noi a non volerla più. Era l’inquietudine di cominciare a vivere, in fretta.

04 – Cities of God (revenge tango)
Lungo il percorso nel nostro inconscio ci accorgiamo che riusciamo a sentire gli echi del mondo, il grido che sale dalle grandi città, un meltin pot di culture e civiltà diverse, quelle del presente e quelle del futuro. Metropoli che sembrano annegare nell’indifferenza, in cui il divario tra ricchi e poveri diviene sempre più marcato. Metropoli del mondo che fanno crescere in fretta, diventando presto adulti. A tratti sei a New York, in altri a Buenos Aires o a Lima o Bogotà. Passato e futuro si accavallano in una visione Cyber Punk il cui ritmo ci avvolge. Comprendiamo però che ci sono ancora sogni e desideri, che ogni metropoli, ogni città ha una sua anima: nel collasso della civiltà c’è calore e si consumano amori e vita. Questo accade nelle città di Dio, le città che trasudano umanità.

05 – Whiplash of the Spies
Il ritmo di un’orchestra sudamericana viene spezzato. Si trasforma in un’intercalare di ritmi, suggestioni e voci. E’ il richiamo della nostra parte razionale, da troppo tempo abituata a non lasciarsi andare all’ignoto. Sono come frustate che ci vogliono riportare al precedente stato di coscienza. Sono le spie del nostro subconscio che vanno a spifferare al nostro ego il nostro tentativo di fuga alla ricerca di noi stessi. Ci vogliono riportare all’ordine. Ma questo tentativo non può che darci forza e ci catapulta in un fumoso locale di frontiera dove le spie d’altri tempi s’abbandonavano al tango ed al fumi dell’alcol nella speranza di non essere scoperte.

06 – The Great Savage Concert
Siamo nel 1914 o nel 2072 o nel 1996, o negli stessi luoghi temporali contemporaneamente. Sta per iniziare un concerto. I musicisti sono già sul palco e provano i loro strumenti, poi un applauso preannuncia l’inizio dell’esibizione. Parte la musica, fuori dal tempo e dallo spazio , un immaginario sonoro in cui si fondono jazz, funky, dance elettronica, un intrecciarsi di visioni ed evocazioni musicali. Un concerto selvaggio, senza barriere ne confini. Pianoforti, chitarre, sax, sintetizzatori, tutti insieme a celebrare una nuova rinascita, un’immagine di libertà, una visione unica.
E’ la musica del futuro carica di passato e presente. E’ come dev’essere la nostra ricerca. Fare tesoro dell’evoluzione raggiunta dal genere umano e non avere paura di andare avanti, verso una nuova evoluzione del pensiero.

07 – Não esqueça sua bagage
La musica brasiliana è la musica del carnevale, della gioia e del divertimento ma anche della saudade, quel sentimento nostalgico verso qualcosa che è terminato e che si vuole rivivere.
Dobbiamo abbandonarci ad entrambi gli stati d’animo per riuscire a vivere la bellezza della nostra anima. La spensieratezza della felicità, quando il carnevale ci possiede con la sua allegria e con il suo ritmo, quando i pensieri si lasciano andare alla celebrazione rituale della festa. In questo momento lasciamo che una parte di noi prenda la guida della nostra essenza e ci renda felici. Non permettiamo a nulla e nessuno di toglierci questa leggerezza, quest’abbandono senza senso. E se la malinconia ci coglierà quando sarà finito, non dimentichiamo il bagaglio di quello che abbiamo vissuto, avrà allora un senso ricordare i momenti felici, perché rappresentano la testimonianza autentica che è valsa la pena vivere.

08 – La Primera Vez (en el día de los muertos)
Come un giovane alle prime armi con la sua sessualità, la prima volta è sempre un esplosione di sensazioni, una confusione di intenti, un’ebrezza caotica. Come la festa del giorno dei morti a Città del Messico, una festa antichissima di origine precolombiana che stava a significare la celebrazione della morte come se fosse la vita, nella convinzione che la vita e la morte fossero una cosa sola. Attraversare l’inconscio per andare a scoprire la propri anima, significa anche riprendere contatto con la morte e con i defunti, ascoltarli, fare esperienza dei loro insegnamenti. Iniziare un viaggio nel proprio inconscio è come fare l’amore la prima volta durante le celebrazioni del giorno dei morti in Messico, mentre il mondo fuori festeggia la ritrovata unione, tra la vita e la morte, nel ricordo dei propri defunti.

09 – The Midnight Jog
Il jogging di mezzanotte che cos’è? E’ di certo un rito diverso dal joggin che va tanto di moda in occidente. Divenuto oggi popolare per molti, quando un tempo sembrava essere una pratica paranormale, quasi esoterica. Il jogging di mezzanotte è quello del sogno lucido. E’ quello che consente ad un sognatore di esplorare il proprio sogno. Ed è esplorando i propri sogni che si può entrare in contatto con il proprio inconscio. L’obiettivo del sogno lucido è insegnarci a prendere coscienza della nostra anima, guidarci in un lunghissimo viaggio interiore per giungere, infine, riprendere fiato, e lasciarsi andare alla scoperta di un mondo fatto di serenità e calma rigenerante, di beatitudine e rinvigorimento spirituale.

10 – Blessed Islands
Ci sono delle isole in cui riusciamo a vivere in pace con noi stessi e con l’intero cosmo. Sono isole benedette, troppo spesso nascoste dentro di noi. Se ci liberiamo da tutto ciò che ci trattiene, da un’esistenza fatta di comportamenti stereotipati e di maschere che siamo costretti ad indossare per svolgere uno dei tanti ruoli che ci vengono imposti, allora riusciremo a trovare le nostre isole e a comprendere quanto sia importante riuscire a trovare la calma e la sintonia con la nostra esistenza.
Il brano è una ballata con un’impronta spiccatamente jazz caratterizzata da un accompagnamento ritmico tipico delle musicalità del sud del mondo, cullata da un flauto peruviano e scadenzata dal suono di un tamburello tipico della musica popolare del sud Europa e da una fisarmonica che richiama quelle delle tarantelle napoletane. Un mix di atmosfere e sonorità tipiche del sud del mondo che si sviluppa in un crescendo. Un arrangiamento e un’armonia che accompagnano l’ascoltatore verso un’atmosfera sognante e malinconica capace, però, di farci intravedere la bellezza e la tranquillità avvolgente delle nostre isole benedette.

11 – My Band Got Lost at the Fish Market
La musica di una banda popolare di una città del sud del mondo.
Il mercato del pesce pieno di gente e di grida.
La vita che si respira come fosse aria fresca.
Può capitare che lungo il percorso, del nostro cammino interiore, ci si perda, si cada nel fascino della bellezza di ciò che si vive e si percepisce. La bellezza di quest’altro mondo. Può accadere che ci si lasci andare in una percezione estatica ma molto appagante. Può quindi accadere che si trascuri l’obiettivo finale. Lungo questo cammino la mia vocazione, nel realizzare questo disco, più volte si è persa. L’importante però è ritrovare il cammino. La discesa può essere facile ma è riemergere che è la cosa più difficile e importante. Anche se a volte, lasciarsi andare è sicuramente inebriante.

12 – Caballero Solitario
Ogni cammino verso un’evoluzione interiore alimentata da una sete di conoscenza, ogni cammino che tende a raggiungere un più elevato stato di coscienza è, per forza di cose, un’cammino solitario.
Come un cavaliere solitario, come il ramingo protagonista degli spaghetti western di Sergio Leone o un moderno Don Chischiotte, si ha come l’impressione di procedere in un deserto, in groppa al proprio cavallo, senza una meta precisa o un orizzonte. Ma ogni progresso del singolo è anche un progresso dell’umanità. Ognuno di noi deve avere il coraggio di intraprendere questo cammino senza paura. E’ il cammino alla ricerca del proprio io, della propria essenza, della propria ragione di esistere.
E l’unico cammino che è in grado di dare dignità al lato divino che è in ognuno di noi. Al lato più spirituale, quello che tende alla conoscenza e che ci guida versa la capacità di abitare il cosmo, l’intero creato.

BIO

D.In.Ge.Cc.O è un progetto creato dal compositore e artista Gianluca D’Ingecco. Gianluca D’ingecco ha studiato pianoforte e armonia dall’età di sei anni e ha composto sonate per pianoforte già da giovanissimo. Parallelamente alla passione per la musica coltiva la passione per la letteratura e pubblica due libri, il primo di poesia intitolato “Domani niente sarà più lo stesso” pubblicato dalla casa editrice Lalli. Il secondo libro, è un’analisi sociologica e filosofica, a tutto campo, che a partire dalla complessità di un personaggio come Franco Battiato (il famoso cantante e artista italiano), si sviluppa con considerazioni filosofiche e sociologiche sulla teoria della musica e della “canzone”. Il titolo del libro è “Mondo Abbattiato” edito da Colibrì Editore. Contemporaneamente alla sua passione per la letteratura, la sua passione per la tecnologia e la musica lo spinge ad approfondire la conoscenza e lo studio dei sintetizzatori e della musica digitale.
Nel 2013 D’Ingecco pubblica il suo primo LP intitolato Y.S.I.L.F.U. che suscita grande interesse nella scena underground ed indie della musica italiana. Farà seguito la pubblicazione di un EP con i remix del singolo CLOUDS STOP.
Nel 2014, durante un viaggio negli Stati Uniti, D.In.ge.cc.o  inizia un lavoro di ricerca visitando alcuni luoghi tra quelli che possono essere considerati i templi della musica house e la cultura dance-pop, in particolare a Chicago e New York. Questo percorso si evolverà poi con viaggi in Europa e darà vita al nuovo progetto musicale chiamato “G”.
Ad Ottobre 2019 esce una nuova pubblicazione, un Ep che contiene due inediti e 3 remix del singolo Birthday will exist 4 Ever. I due singoli inediti sono tutti e due ispirati dalla città di Berlino. The Funkatronickiss Ep è supportato da molti Dj a livello internazionale e inserito nel programma Sound Of Berlin Channel dal Dj e produttore Pawas poi trasmesso sulla web radio berlinese FLUX/FM e su altre Web radio internazionali specializzate nella musica elettronica.
Nel frattempo D’Ingecco inizia una intesa attività come regista e video maker di videoclip e comincia a far uscire, sul suo canale YouTube, una serie di videoclip delle sue canzoni, con lo scopo di trattare temi a contenuto sociale e culturale. Tra le principali tematiche trattate ci sono quelle relative al disagio giovanile, alle tematiche contro ogni tipo di discriminazione, e alle tematiche ambientali. D.In.Ge.Cc.O appoggerà movimenti ambientalisti, come quello di Greta Tumberg e antirazzisti, come quello del Black Live matters.
Il 13 Agosto 2020 esce un EP compost da 6 remix del brano “Because you try to catch the last train” secondo e ultimo singolo estratto dall’LP “G”. Poco dopo vine pubblicato il video. L’Ep contiene diverse tracce con remix che vanno dal tribal house all’ambient e una versione sinth pop.
Il 05 Novembre 2021 esce il nuovo LP “Linear Burns” che riceve una buona critica parte delle principali riviste di settore. L’LP viene anticipato dall’uscita del singolo “Foreign Doors” con un videoclip realizzato dallo stesso D.In.gE.Cc.O. Il Videoclip contiene una serie di citazioni al cinema d’autore, in particolare a Quello di Kubrick con chiari riferimenti al film Shining.
Dall’Lp verranno estratti altri due singoli, “Much More Funky Than Bacon Eggs” e “I Met Myself (but you are gone)” accompagnati dai relativi video. Il primo videoclip ha un’ambientazione prettamente Horror con chiari riferimenti a registi come Romero e Sam Raimi. Per questo pezzo viene anche pubblicato un EP con remix ad opera di The Beautiful Sinners, produttore italiano già collaboratore di Todd Terry e un remix di Matteo Lo Valvo.
Il video di “I met Myself But You are Gone” è stato realizzato con riprese professionali ed amatoriali tratte dalle manifestazioni legate al movimento Black Live Matter.
Il 12 Novembre 2021 è stato pubblicato il primo singolo estratto da “Bacanadera” dal titolo “Learn To Say Goodbye”. Il suo video, sempre realizzato da D.In.Ge.Cc.O tratta la tematica della frantumazione dell’io nella nostra società contemporanea, dove spesso si è costretti ad indossare una maschera.
Negli ultimi mesi D.In.Ge.Cc.O si è dedicato allo studio della musica sud americana, dalla Brasiliana alla peruviana tradizionale, della rumba e la tradizionale argentina; contemporaneamente è tornato ad approfondire gli studi personali di filosofia contemporanea e psicologia, in particolare di James Hillman e Jung rimanendo molto impressionato dal Libro Rosso, rimasto inedito per decenni e pubblicato per la prima volta solo nel 2012 a molti anni dalla morte del famoso psicologo. Al tempo stesso approfondisce le pratiche del Sogno Lucido e si avvicina al misticismo del monaco Willigis Jager, il monaco tedesco conosciuto attraverso la vicinanza con colui che ha sempre considerato un suo mentore, Franco Battiato, la cui recente scomparsa, ha segnato un momento fondamentale di profonda riflessione interiore ed artistica per D.In.Ge.Cc.O.
Queste ultime esperienze, studi e riflessioni, hanno molto influenzato la realizzazione artistica di Bacanadera.

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