Erio – Inesse

Erio
“Inesse”
Data d’uscita: 20 aprile 2018
Produzione: Kowloon/La Tempesta international

(presspage riservata alla stampa – DA NON PUBBLICARE)

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INESSE

Dopo un anno di tour nei principali club della penisola, Erio torna in studio per registrare il suo secondo lavoro: “Inesse“. Non solo come interprete, autore e arrangiatore, questo nuovo disco vede Erio per la prima volta in veste di produttore con l’aiuto, in una manciata di tracce, di Yakamoto Kotzuga (“The Biggest of Hearts, A Glowing Gash”), Ioshi (“Kill it! Kill it!)” e Will Rendle di Will and the People (“Limerence”).
Il disco è mixato da Erio e Marco Gorini, sotto la supervisione di Paolo Baldini. Il master è di Simone Squillario.
Il sound di “Inesse” vuole farsi più contemporaneo e vira verso un’elettronica fluida e distorta, contaminata da atmosfere R’n B e Hip Hop, sulla quale la voce del cantautore, sfruttando i registri più disparati, si stratifica in infinite armonie e azzardati contrappunti reminiscienti di certa musica orientale.
Le liriche presentano stralci di candide eppure criptiche storie di vita urbana, tragicomici amori virtuali, dipendenza e ossessione, sullo sfondo in movimento di un viaggio alla ricerca del proprio posto nel mondo moderno.
L’immagine di copertina è un dipinto ad olio realizzato da Erio stesso, mentre le grafiche sono state ideate da Erio e Lorenzo Santagada di Egg Creative Stuff.

“Inesse” è un disco che nasce principalmente a Londra e i suoi brani raccontano alcune delle storie vissute dal nostro protagonista nella capitale inglese. “Limerence” ad esempio pur raccontando di un incontro avuto a Bruxelles (la prima parola cantata e Chez Maman, nome di un noto locale di drag queen della capitale belga) è stata registrata a Londra da Will Rendle e anche il suo video è stato girato lì; anche l’etichetta (Kowloon) proviene dalla capitale inglese. “Kill it” era nata dal remix di un brano di un vecchio disco ma i beats hanno portato Erio a realizzare con Ioshi un brano originale. Il desiderio e la volontà di una collaborazione con Yakamoto Kotzuga nasce invece in seguito ai loro live sul palco del C.S. Rivolta.
“Inesse”
è un disco di storie brevi e frammentate. E’ una collezione di momenti (viaggi così come relazioni) che, anche se destinati a finire in breve tempo, continuano comunque a vivere. Se il precedente album “Fur El” era una dedica ad una realtà esterna mai realizzata a pieno e per questo più desiderabile, “Inesse” è una dedica a tutte le realtà interiori che vivono indipendentemente dal loro svilupparsi all’esterno. E’ anche un inno al contrasto terra di provenienza vs mondo, campagna vs metropoli, aspetto esteriore vs realtà psicologica. Le grafiche seguono questa bivalenza, l’esterno è austero e oscuro mentre l’interno è pop, colorato e ricco. Ogni mondo interiore è un pianeta a sé stante. Siamo tutti alieni quando ci confrontiamo con l’altro. I tre ”Erii” in copertina anticipano questa bizzarra ricchezza interiore, rappresentando le varie entità che un individuo nasconde in sé come tre distinti corpi. Gli sguardi dei tre sembrano invitare l’osservatore ad aprire il disco e scoprire la realtà che vi si cela.

TRACKLIST

1. The Biggest of Hearts
2. Limerence
3. Becalmed
4. The Glorious Advance of the Self – Pitying Queen
5. A Glowing Gash
6. Brief History of Se’ and Fa’
7. Se’ I’m Hungry. Those twelve days Still Longer On
8. Toe the Warehouse
9. Kill it! Kill it!
10. Attic
12. The Church

CREDITS

Testi: Erio
Musica: Erio; eccetto “The biggest of hearts” e “A glowing gash”: Erio e Yakamoto Kotzuga; “Se’, I’m hungry. Those twelve days still linger on” Erio e Giulio Frausin (The Sleeping Tree; Mellow Mood); “Kill it! Kill it!”: Erio e IOSHI
Produzione artistica: Erio ; eccetto “The biggest of hearts” e “A glowing gash”: Erio e Yakamoto Kotzuga; “Kill it! Kill it!”: IOSHI
Missaggio: Marco Gorini, Erio e Paolo Baldini
Mastering: Simone Squillario
Ospiti: Yakamoto Kotzuga, The Sleeping Tree, IOSHI

TRACK BY TRACK a cura di ERIO

1- The biggest of hearts
La canzone parla di una persona che esagera un po’ troppo durante una festa/rave o qualcosa del genere e, siccome ha una malattia genetica in famiglia che causa morte improvvisa (”silent muscle overgrowth”, ”obstructed bloodflow”… sono tutti sintomi di ipertrofia cardiaca) si domanda se sta per morire e chi si prenderà cura delle persone che dipendono da lui se effettivamente morisse.

2- Limerence
La canzone parla di un incontro mordi e fuggi durante una breve vacanza in Belgio (Chez Maman infatti è un locale di Bruxelles). I due ragazzi si incrociano diverse volte ma non riescono mai ad avere un po’ di tempo per stare soli e tornati alle rispettive vite, parte a giostra di ricerche su internet, ansie. Limerence in inglese è il sentimento ossessivo e illusorio che ha una persona rispetto ad uno sconosciuto di avere un destino comune o una connessione.

3- Becalmed
Questa l’ho scritta proprio nei giorni in cui a Londra registravo il video di Limerence. Nella casa dove mi ospitavano hanno una vasca e un bello specchio grande (due cose che io non ho qua in Italia). Dopo mesi, quindi mi sono specchiato ed è stato come vedersi per la prima volta, ricordandomi che tutto è a posto e che l’unica responsabilità che ho nei confronti della vita è prendermi cura di me e del mio mondo interiore e privato (”inesse”).

4- The glorious advance of the self-pitying queen
La canzone, che a prima vista sembra una canzone d’amore e di abbandono totale verso un’altra persona, si rivolge in realtà alle varie fasi di un episodio di depressione. La canzone è divisa in tre parti rappresentando le tre fasi di questa avanzata gloriosa all’interno dell’autocommiserazione. La prima è morbida e quasi serena: la tristezza è appena arrivata e ci fa sentire speciali e nobili, quasi. La seconda è allucinata e astratta: è il momento in cui si tocca il fondo. La terza e ultima è movimentata, una sorta di rinascita, c’è un senso di attesa nell’aria. Non è un pieno ritorno alla normalità e tutte le parti musicali (e mentali) vanno continuamente fuori tempo. Si incastrano perfettamente, ma non sono più come prima o come il mondo e le sue regole ti dicono che dovrebbero essere!

5- A glowing gash
La canzone parla del clubbing come cura per le tristezze della vita quotidiana. Nelle strofe viene descritta la ”ferita” e la voce cantante interroga un “tu” non specificato sulle sensazioni che questa ferita dà, la convince che non è ancora arrivato il suo momento di gloria, ma che nel frattempo possono ”andare ad Est (riferimento alla zona di East London dove sono tutti i locali più ”cool” dell’underground londinese) e prenderla grossa”.

6- Brief history of Se’ and Fa’
Unica canzone a tema prettamente amoroso, intrisa di risentimento e amarezza. E’ anche una storia di ghosting, piaga tipicamente moderna. E’ un gioco di proiezioni mentali, in cui la conoscenza dell’altro è secondaria alla scoperta di se stessi, delle proprie pulsioni e delle proprie aspirazioni.

7- Se’, I’m hungry. Those twelve days still linger on
Parla di una breve storia romantica a tempo determinato di dodici giorni. Il ricordo, quando sovviene, lascia sempre un po’ affamati di una continuazione.

8- To the warehouse
Il bus 149 è il mezzo che mi portava da Liverpool Street alla Warehouse dove ho alloggiato durante le mie varie scorribande londinesi degli ultimi tre anni. Per me quel viaggio era sempre l’inizio di un’avventura ma anche un ritorno a casa, mentre per gli altri una routine estenuante. Molti di loro immigrati. Era il periodo in cui avveniva la discussione che avrebbe portato al voto sulla Brexit.

9- Kill it! Kill it!
Parla di incontri occasionali e liberazione sessuale.

10- Attic
Contrasto tra la vita casalinga, vissuta come reclusione e prigionia e il senso di libertà e magia che la follia serale londinese mi ha dato, aiutandomi a non impazzire del tutto.

11 – The church
Ritorno in Italia. Una campana suona in lontananza e si sparge per le strade di un piccolo borgo. E’ l’inizio dell’estate e dalle finestre aperte entrano le voci dei pochi passanti e il sole del primo pomeriggio. Due persone sono distese su un divano o un letto, in silenzio. Per un breve tempo si ha la sensazione di essere a casa.

BIO

Erio, dopo aver studiato canto lirico e composizione, scrive una manciata di brani che solo su consiglio della madre decide di inviare ad alcune case discografiche. Tra queste c’è La Tempesta che s’innamora subito della sua voce e della sua scrittura. Erio e La Tempesta decidono di prendere in mano le redini del progetto e di incidere subito le prime canzoni col fidato Paolo Baldini, già al mixer con Mellow Mood, Tre allegri ragazzi morti e The Sleeping Tree. Sono proprio i musicisti di queste band che registrano le musiche dei brani di Erio.
È così che La Tempesta pubblica i primi due 45 giri digitali di Erio, il primo “We’ve Been Running/Oval In Your Trunk” distribuito il 24 febbraio del 2015 ed il secondo “The Reason/Torch Song” il 3 giugno 2015. Un mix inaspettato di atmosfere notturne e dolci melodie, rhythm and blues e soul pop, quasi un frullato di sonorità che oscillano tra Björk e Tracy Chapman, Bon Iver ed Elisa, Antony e Sigur Rós, solo per dirne alcuni.
Erio arriva quindi al debutto discografico vero e proprio con un album pubblicato sempre da La Tempesta il 6 novembre 2015. Il titolo è “Für El” e contiene dodici tracce tra cui le quattro già edite. Il suono del disco, nonostante i frequenti disturbi elettronici sembrino spesso pronti a prendere il sopravvento, è caldo e naturale, nel tentativo di costruire un paesaggio confortante e dolce nel quale la voce di Erio sia autorizzata ad essere esplicitamente drammatica e addolorata.
Nonostante il tono franco e diretto, il carattere dei testi non diventa mai propriamente narrativo; all’ascoltatore viene chiesto di assistere al risultato di una serie di eventi ai quali si fa riferimento solo con brevi allusioni. L’attenzione è sul mondo interiore del personaggio di cui Erio è interprete, mentre di quello esteriore rimangono solo vaghi echi lontani, come quelli che il dub futuristico di Baldini applica ai suoni acustici sui quali galleggiano le melodie e le armonie vocali, che sono le protagoniste indiscusse del disco.
La copertina dell’album (così come dei due 45 digitali) è frutto dell’incontro tra la grafica di Alessandro Baronciani e le foto di Elena Morelli, specializzata in paesaggi, sentieri, natura e stelle.

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