FARIS

“Mississippi To Sahara”

Reaktion (Fr) / Wrasse Records (Uk)

Dieci standard blues rivisitati nello stile Tuareg.
Dall’Algeria al Sud degli Stati Uniti, passando per la Via Emilia.

“Mississippi To Sahara è un grande disco, posso solo provare a immaginare le canzoni meravigliose che ci verranno da Faris in futuro” (Ben Harper)

“L’album di Desert Blues più Desert Blues di sempre” (Songlines – Music Awards 2016)

“Melodie americane, chitarre del deserto e sentimenti universali: Faris è un custode che scrive il suo nome sulla sabbia in movimento.” (Les Inrocks)

“Faris è fantastico.  Questo disco è il movimento più sorprendente che potesse accadere a questa nostra grande musica!” (Taj Mahal)

“Musica che avvolge come il vento del Ghibli, calda brezza che soffia sulle coste del mediterraneo trasportando dalle terre rosse suoni profondi custoditi ancora nella nostra memoria ancestrale” (Nabil Salameh, Radiodervish)

(press page riservata alla stampa – DA NON PUBBLICARE)

FARIS

Faris è un chitarrista, cantautore e polistrumentista unico nel suo genere. Italiano di nascita (nel cuore dell’Emilia da padre italiano e madre Tuareg), ha vissuto in diversi paesi ed è stato influenzato da molti stili musicali. Si avvicina alla chitarra durante l’adolescenza, innamorandosi del Blues e di Jimi Hendrix, ma ben presto il richiamo delle proprie radici da parte materna si fa sempre più forte, spingendolo verso la conoscenza della musica Tuareg tradizionale.

Registra il suo primo singolo “Derhan Alkher” con i Terakaft nel 2010, e debutta come solista (con i Tinariwen come band) al leggendario “Festival au Désert“, nei pressi di Timbuktu (Mali) nel 2012. Dopo anni di collaborazioni e tour con Tartit, Terakaft e Tinariwen, pubblica nel 2015 il suo primo album “Mississippi To Sahara“, tramite una collaborazione tra la Wrasse Records (UK) e la francese Reaktion, che viene acclamato dalla critica di tutto il mondo, ottenendo ottimi riscontri da molti addetti ai lavori (su tutti lo storico chitarrista blues Taj Mahal e Ben Harper, il quale ha voluto incontrarlo di persona durante il tour europeo con gli Innocent Criminals), e favorendo altre importanti collaborazioni con gli artisti più disparati (David Rhodes, Calexico, Aziza Brahim, Kiran Ahluwalia…), a dimostrazione di come la sua visione musicale sia molto ampia e in piena evoluzione.

Faris è un talento molto promettente, di portata internazionale ma tutto italiano. Rappresenta l’evoluzione e il futuro non solo della musica Tuareg, ma anche e soprattutto la possibilità di incontro tra sensibilità artistiche, culture e mondi differenti.

MISSISSIPPI TO SAHARA

Desert Blues è un termine creato da alcuni giornalisti negli Anni ’90 per descrivere la musica di artisti come Ali Farka Touré e Tinariwen. In realtà, alcune tesi musicologiche sostengono che il blues americano ha le sue radici nell’Ovest dell’Africa, in particolare nelle regioni del Sahel e del Sahara, presso i popoli Kel Tamasheq o Tuareg. In questo album, Faris riporta a casa (in Africa) 12 canzoni rurali di Delta Blues, rivisitare secondo lo stile di chitarra conosciuto come “Assouf” e mostrando come sia possibile riunire le anime di questi due mondi apparentemente molto distanti.

“Mississippi To Sahara” nasce per iniziativa di Sedryk, fondatore della label francese Reaktion, che aveva già collaborato con alcuni degli artisti più in vista della scena sahariana (Tinariwen, Terakaft), contribuendo alla loro diffusione presso un pubblico occidentale (come nel caso di Bombino, Tamikrest, Aziza Brahim). La sua idea: interpretare il termine “Desert Blues” chiedendo direttamente ad un musicista Tamasheq di riprodurre e adattare in stile Tuareg i vecchi blues rurali del Mississippi.

Faris è stata la scelta naturale per un progetto del genere. Infatti, il suo status di razza mista e la sua doppia cultura, occidentale e africana, lo rende unico fra gli artisti sahariani. “Mississippi al Sahara” gli ha permesso di conciliare le sue radici sahariane con il suo amore per il blues americano. Mentre omaggia alcune delle sue fonti d’ispirazione (Blind Willie Johnson, Robert Johnson, Son House, Mississippi John Hurt…), mostra anche come una delle fonti del blues si trovi nel Sahara, in casa dei Tuareg.

I testi presenti nel disco sono stati scritti da Faris in lingua Tamasheq, mantenendo alcuni dei versi originali in inglese. Ha organizzato le canzoni secondo uno stile molto personale, che fa emergere la sensibilità della chitarra e del cantato. Acustica, elettrica o, a volte con una chitarra Weissenborn, Faris rivela un modo di suonare con finezza e pieno di emozioni. L’album è arricchito da un unico ospite d’eccezione in due brani: lo storico bluesman Leo Bud Welch, che qui rappresenta il legame tra il Mississippi e il Sahara.

Il disco è stato registrato in soli tre giorni, presso il Dude Studio di Stefano Riccò a Correggio (RE) e con la produzione artistica di Giovanni Amighetti, senza effetti di produzione superflui, secondo il vero spirito del blues del Delta: una voce, una o due chitarre, a volte con delle percussioni ma sempre discrete, mantenendo solo l’essenziale, come nel deserto. La nostalgia, l’esilio, il dolore di essere lontani dalla propria famiglia e dalla propria terra… le sensazioni vissute dagli schiavi afroamericani descritte nel blues, che i Tuareg chiamano “Assouf”.

TRACKLIST

1. Oulhawen Win Tidit (“Death Letter” – Son House)
2. Alwaq Semman (“Hard Times Killing Floor Blues” – Skip James)
3. Assouf Id Nekmam (“Trouble So Hard” – Vera Hall/Alan Lomax)
4. Imiskay Idjoleman (“Motherless Children” – Felix Dukes)
5. Aghregh Yallah (“Jesus Is On The Mainline” – Fred McDowell)
6. Inezdjam (“Grinnin’ In Your Face” – Son House)
7. Oulh Essayaq (“Feel Like Going Home” – Muddy Waters)
8. Alkhoriya (“Since I’ve Laid My Burden Down” – Traditional)
9. War Toyed feat. Leo Welch (“No More, My Lord” – Traditional)
10. Ma Ihan Iman Nagadem feat. Leo Welch (“The Soul Of A Man” – Blind Willie Johnson)

 

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