Marcello Capozzi “Offshore”

Marcello Capozzi
“OFFSHORE” 
Release Date: 21 gennaio 2022
Etichetta: I dischi del minollo

(Presspage riservata alla stampa – DA NON PUBBLICARE)

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“OFFSHORE” è l’album di Marcello Capozzi, un lavoro unitario che ha un unico personaggio per tutta la narrazione, tra Italia, Inghilterra e altre dimensioni. La narrazione in tutto l’album procede verso una progressiva dilatazione ambientale, da miseria iniziale a entusiasmo per nuovi scenari e ricostruzione relazionale, fino a una sorta di “svolta ontologica” che avviene a metà tracklist (sventurato incrocio col terrorismo internazionale). Vi è inoltre una progressiva transizione dall’Italiano all’Inglese in quanto lingua straniera del personaggio protagonista. L’album ha una struttura seriale suddivisa in 3 stagioni: 3 cicli di 3 episodi (come sottolineato dai vari field recording e cambi sonori).
Ai 3 brani della prima stagione pubblicati il 21 settembre e quelli della seconda stagione pubblicati il 23 novembre, il 21 gennaio si aggiungono gli ultimi 3 che vanno a chiudere con la terza stagione l’intera opera.
I video che accompagnano “Offshore”:
Modello 730
Dei Miei Stivali
Six Years Later

TRACKLIST

Prima stagione
01. Modello 730
02. Dei miei stivali
03. London Bridge

Seconda stagione
04. Anelli siderali
05. Six years later
06. Mors tua

Terza Stagione
07. Offshore
08. Fine mondo (Pianeta Schengen)
09.Once upon a time in the universe

CREDITS

Lyrics & music composer: Marcello Capozzi
Musicians: Sergio Battaglia | Marcello Capozzi | Vincenzo Di Silvestro | Steve Head | Carlo Natoli | Andrea Sciacca | Salvo Scucces
Recorded in London with additional contribution from Sicily
Field recording, mix & mastering: Carlo Natoli (Rooftop Studio – London)
Artistic production: Marcello Capozzi | Carlo Natoli
Illustrations: Jessica Lagatta
Video project: Marcello Capozzi | Alessandro Inglima | Andy Johnson | Barbara Slick | Alessandro Focareta | Spartaco Capozzi

TRACK BY TRACK a cura di Marcello Capozzi

01. MODELLO 730
E’ il racconto dell’ultimo periodo in Italia vissuto dal personaggio protagonista. Prologo con metaforica dichiarazione dei redditi (mancati): paradossale, nel contesto di un concept seriale intitolato OFFSHORE e dei suoi variegati risvolti semantici (tra cui il richiamo ai torbidi paradisi fiscali come luoghi remoti di occultamento di capitale illecito). La condizione di personale ambascia non appare accidentale, ma sembra determinata anche da dinamiche sociali esterne, certamente non prive di opacità, se non addirittura costituite da elementi di vera e propria cultura mafiosa. L’incipit muove dalla prossimità, “I parenti che non ho votatoè il verso di apertura del brano e dell’intero album. Eppure il tragitto globale della serie musicale OFFSHORE, ora solo alle prime battute, è destinato ad esplorare distanze incommensurabili e a procedere verso l’universale.

02. DEI MIEI STIVALI
E’ il brano che si occupa del viaggio verso Londra e della condizione di irriducibile antagonismo che si verifica tra il migrante e il proprio Paese di origine, nel momento in cui matura la decisione di andar via per l’impossibilità di trovare un adeguato spazio di affermazione. Irriducibile antagonismo era espressione cara al marxismo (e al pensiero di sinistra nel secolo scorso), utilizzata per rappresentare l’inconciliabilità del conflitto di classe e degli interessi contrapposti nei nostri ordinamenti sociali. Il quadro emergente dal brano ridetermina tale scenario per rappresentare l’epilogo conflittuale nell’animo dell’emigrante che si reinventa in quanto singolarità, alienandosi dalla comunità di origine nella quale non si riconosce più.

03. LONDON BRIDGE
E’ la traccia che mette in scena un improvviso salto energetico e il primo approccio col nuovo mondo. Un abbraccio multietnico e cosmopolita in un momento di acclarato entusiasmo esterofilo. Il Broken English si fa largo come parte di un rinnovato armamentario espressivo e nuovi strumenti da lavoro (Brand new stock-in-trade) per ricominciare a costruire. Le trame elettriche puntano a rendere percepibile l’ambiente della capitale inglese, assorbendone il carisma sonoro. Siamo infatti nel territorio dei richiami al punk rock di matrice anglosassone. Una sorta di sfrontato: “OK UK!”.
Lo svolgimento narrativo del ciclo di brani procede cronologicamente con graduale utilizzo della lingua inglese e progressivo aumento dei bpm sul fronte ritmico: come a segnare un percorso trasformativo e di rilancio pulsionale per il personaggio protagonista, dopo le anguste battute iniziali.


04. ANELLI SIDERALI
Il quarto brano della serie “Offshore” denota un significativo salto atmosferico e sonoro rispetto ai tre precedenti (pubblicati nella prima stagione). Il nuovo field recording, che accompagna la seconda stagione, ci ambienta nei sotterranei metropolitani di Londra, esplicitando che non siamo più in fase di approdo ma ci muoviamo ormai con dimestichezza dentro al cuore pulsante della città. L’elettricità pop rock di “London Bridge” è decisamente alle spalle: ora viaggiamo su trame sintetiche e astrali votate all’elettronica. Alla stessa maniera, il racconto della migrazione dall’Italia all’Inghilterra può dirsi archiviato. “Anelli siderali” fissa il racconto al momento successivo, caratterizzato dalla ricostruzione relazionale. Se il field recording posiziona l’ascoltatore tra le arterie dell’underground, lo sguardo del narratore si eleva verso l’alto, lasciando apparire per la prima volta l’universo come contesto più generale, all’interno del quale si iscrivono gli eventi narrati. È con il consolidamento relazionale tramite l’amore di coppia, nella cura e nel viverne la radicale promessa (non mantenibile, se non in modo circoscritto al limite umano), che il pensiero è portato a prendere il largo, lanciandosi in un impari confronto con l’eterno. Quello sguardo che allarga il campo a partire dalla promessa vitale dell’amore, ma fissato entro il limite ontologico dell’essere umano, risulterà rivelatore di una sinistra premonizione intorno a ciò che accadrà al personaggio protagonista nel prosieguo della narrazione.

05. SIX YEARS LATER
È il brano che indica la più ampia transizione temporale nel racconto, con una funzione assimilabile a quella svolta dalle didascalie utilizzate in opere cinematografiche o nelle stesse serie tv, per segnalare i punti in cui la narrazione propone dei salti in avanti o indietro nel tempo. Si tratta di un episodio strumentale dal passo felpato e l’incedere sospeso, costruito su un delicato equilibrio tra delay ritmici, elementi percussivi, chitarre fluttuanti, sintetizzatori ed elaborazioni sinfoniche. “Six years later” è anche presentato in versione video, prodotto da Vérité Films e realizzato dall’artista inglese Andrew Johnson. Il video presenta una Londra svuotata rispetto all’abbraccio furente di “London Bridge” (prima stagione). Siamo ora in un momento maggiormente riflessivo e di passaggio, nel quale la capitale inglese non è più terreno di approdo e conquista: quella battaglia è ormai da anni alle spalle. Sono messe in sequenza nitide inquadrature dai diversi angoli di una città calmierata: una Londra che si impone ora come set di ambientazione degli eventi narrati e vero e proprio epicentro narrativo di “Offshore”

06. MORS TUA
Dopo il percorso ascensionale sviluppato a partire dalla prima stagione, con il folk oscuro di “Mors tua” si torna a muoversi ad altezza uomo. Il brano è il racconto del momento in cui il personaggio protagonista si imbatte in circostanze legate al terrorismo internazionale: l’atmosfera da western urbano si addice al contesto in cui si narra del fatale incrocio di sguardi tra due uomini separati da un’arma da fuoco. La timbrica vocale è più carica rispetto ai brani precedenti, a voler interpretare la maturazione del personaggio protagonista, in un percorso dilatato nel tempo (dove si completa la transizione dall’italiano all’inglese). Si torna ad evocare l’universo quale contesto generale degli eventi narrati: origine e ritorno trovano entrambi il proprio fattore di innesco in un “big bang”. I versi che descrivono il protagonista mentre fa il suo ingresso nel luogo dell’attentato con i suoi figli in braccio (I’d never thought about the danger / Of getting inside a bookstore / Holding my kids against my breast) rappresentano la prosecuzione, sei anni dopo, di quanto prefigurato in “Anelli siderali” (Scandaglieremo le ecografie). A riprova del metodo narrativo seriale e progressivo adottato in “Offshore”, anche qui troviamo brani che scaturiscono gli uni dagli altri. Negli ultimi istanti, uno sparo chiude la seconda stagione della serie.

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07. OFFSHORE
Il brano nacque originariamente con l’idea di raccontare la storia di un uomo alle prese con una sorta di anti-conversione. Un uomo vissuto a stretto contatto con una certa dimensione religiosa tradizionale dalla quale si distacca proprio affrontando la sua condizione terminale. Attraverso l’esperienza di fine vita, l’uomo scorge il movimento universale, l’infinita connessione relazionale delle cose e avverte un senso di ricongiungimento, un permanente ritorno nella totalità dell’Essere.
Una volta conclusa la composizione, decisi di porre il brano “Offshore” a fondamento filosofico di un nuovo progetto discografico: andava scritto un intero album intorno a quella canzone e il brano doveva contenere in sé lo svelamento dell’orizzonte concettuale sottostante agli eventi narrati. Il progetto concreto del disco ha poi mutato il contesto specifico e le ragioni per le quali quel personaggio si trova ad affrontare la sua condizione terminale. Quel che ne è venuto fuori è la storia di un personaggio il quale, attraversando la complessità del nostro mondo, intraprende il suo personale cammino di connessione verso la vastità, abbracciando una visione generale ed immanente dell’eterno.

O8. FINE MONDO (PIANETA SCHENGEN)
Dopo le varie transizioni (geografiche, sociali, linguistiche, relazionali) e i vari passaggi energetici tra la prima e la seconda stagione, siamo ora agli sgoccioli della narrazione e al punto in cui bisogna accomiatarsi dal personaggio protagonista. C’è stata una migrazione, una rifondazione del sé, una ricostruzione: in ogni circostanza, il protagonista ha dato prova di vigore e saldezza d’animo. Ed ora che si trova ad avere già oltrepassato “la porta dello spavento supremo”, il nostro personaggio ci appare senza timore: come se la morte stessa, pur trafiggendolo con violenza, non fosse poi riuscita a fargli neanche graffio. Il nome “Schengen” è un riferimento che ricollega la prima e la terza stagione in un’unica prospettiva ontologico-politica. Il protagonista sparisce, compiuto e sereno, nell’orizzonte olistico. La migrazione prosegue sotto forma di uno sparpagliarsi universale nella dimensione del Tutto.

O9. ONCE UPON A TIME IN THE UNIVERSE
Con “Offshore” ho coltivato l’ambizione di abbracciare ampie prospettive. Il progetto del disco nasceva dal desiderio di attraversare le potenzialità drammatiche della vita contemporanea in società, ma senza restarne avvinghiati o vinti. L’intenzione era andare oltre, nella consapevolezza che la vita in società non è l’unica dimensione attraverso la quale esperiamo il nostro stare al mondo. Registrai le chitarre di “Once upon a time in the universe” (non meno di 5 anni fa) nella cucina del sottoscala di Highgate dove ho vissuto per due anni. Utilizzai un set di effetti particolare e forse oggi farei fatica a riprodurre la stessa timbrica, lo stesso suono. Mi sembrava che quelle esecuzioni fossero in qualche modo irripetibili, segno di un determinato tempo e di un determinato luogo, che volevo omaggiare. Un luogo angusto ma dove molte idee erano fiorite per guardare lontano. Così, in sede di produzione, decisi di non risuonarle: quelle chitarre rappresentavano il carattere irripetibile dell’avventura che ha costituito “Offshore” nel suo insieme. In tal senso, “Once upon a time in the universe” evoca uno sguardo retrospettivo, da distanze siderali, sia sulla storia del personaggio che sul vissuto del suo creatore. Ogni cosa va a collocarsi all’interno della storia dell’universo.

BIO

Marcelo Capozzi è un musicista, autore e produttore nato a Napoli.
“Sciopero”, l’album d’esordio (Seahorse Recordings / Audioglobe) del cantautore partenopeo, fu inserito nelle pre-selezioni del Premio Tenco 2014 nella categoria Migliore Opera Prima, dando a Marcello l’occasione di suonare in svariate rassegne in giro per l’Italia, aprendo concerti di Cesare Basile, Marlene Kuntz e Paolo Benvegnù.
A inizio 2015, nel pieno della fase compositiva del secondo disco, Marcello Capozzi decise di emigrare nel Regno Unito, trasferendosi a Londra.
La decisione fu presa per le tipiche motivazioni economiche ma anche con l’obiettivo di realizzare un progetto che ormai si era fatto molto chiaro: mettere in scena il racconto di una storia legata a un unico personaggio in transizione nel Regno Unito verso lo spazio infinito. Un lungo viaggio, il cui vero oggetto di rappresentazione è l’incessante movimento energetico messo in campo da un essere umano, nel momento in cui deve superare l’ostacolo che di volta in volta si para davanti. È la storia di un personaggio  e del suo viaggio verso l’universale, in una dimensione olistica, dopo avere attraversato con ardore alcune delle maggiori sfide presentate dal vivere in società nell’epoca contemporanea.
Benché il processo compositivo fosse sostanzialmente concluso un anno dopo l’arrivo a Londra, la gestazione dell’intero progetto ha dovuto fare i conti con i tempi lunghi di ricostruzione di una nuova stabilità esistenziale.
Sono stati anni di lontananza dalle pubblicazioni ufficiali ma di appassionata e paziente fedeltà a un progetto esteticamente molto ambizioso, che ha saputo gradualmente intrigare tanti artisti pronti a farsi coinvolgere a vario titolo in fase produttiva. In primis Carlo Natoli: musicista e ingegnere del suono, nonché neo-amico fraterno, che ha condiviso la produzione artistica insieme a Marcello Capozzi.
I raffinati musicisti siciliani Sergio Battaglia, Andrea Sciacca, Salvo Scucces, Vincenzo Di Silvestro.
Il songwriter e polistrumentista londinese Steve Head (la sua casa-studio in Berwick Street, nel quartiere Soho, è stata decisiva nello stimolare il definitivo rilancio dei lavori).
Alessandro Inglima, Andy Johnson, Barbara Slick, Alessandro Focareta, Spartaco Capozzi hanno collaborato alacremente alla parte video.
Al progetto grafico Jessica Lagatta: disegnatrice che vanta, tra gli altri progetti editoriali, la realizzazione delle illustrazioni per il libro “Diario di un’apprendista astronauta” di Samantha Cristoforetti (La Nave Di Teseo).
Un collettivo di persone che in vari casi non si conoscono tra di loro, ma che hanno tutte desiderato esserci, contribuendo alla realizzazione di un’opera di grande coesione.

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