Mimosa “Real Life”

Mimosa
“REAL LIFE”
Data d’uscita: 16 ottobre 2026
Etichetta: La Tempesta Dischi
(presspage riservata alla stampa – DA NON PUBBLICARE)

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“REAL LIFE” nasce dal corpo di Mimosa Campironi davanti a un pianoforte. In un momento in cui le parole e le forme già conosciute non erano più sufficienti, l’artista comincia a suonare senza una partitura prestabilita, affidando al gesto, all’ascolto e alla memoria musicale la possibilità di costruire una forma nel presente.

Accade per la prima volta nella casa di Davide Toffolo, a Pordenone. Mimosa si siede al pianoforte e lascia che la musica emerga istintivamente. Toffolo riconosce in quel gesto l’inizio di un’opera e, quando lei finisce di suonare, le dice: «La prossima volta te lo faccio trovare accordato».
Qualche mese dopo Mimosa torna in quella casa, appartenuta in passato ad un mago. Nel seminterrato, per quattro giorni, vengono registrate ore di musica. Il pianoforte diventa il centro di un piccolo rito collettivo: intorno ci sono amici, produttori, persone arrivate per caso o rimaste ad ascoltare. È Capodanno, il camino è acceso, si parla, si brinda, si attraversano le stanze. Una gatta di nome Celestina dorme sul petto di Mimosa e poi corre sulla tastiera del pianoforte, producendo con le zampe piccoli cluster di note.
La vita della casa non viene separata dalla registrazione. Le voci, i respiri, il fuoco, il movimento delle persone, il rumore degli oggetti e degli strumenti entrano nella musica e ne diventano parte.

«REAL LIFE non cerca di sottrarre la musica alla vita, ma lascia che la vita entri nella composizione.»

Il materiale musicale nasce attraverso sessioni di improvvisazione. Improvvisare, in questo lavoro, non significa procedere casualmente o suonare “lì per lì”: significa comporre nel presente. Dentro ogni gesto agiscono gli anni di studio del pianoforte, la memoria musicale, l’istinto melodico e l’ascolto dello spazio. Ogni scelta modifica ciò che può accadere dopo e conduce verso una forma non stabilita in anticipo, ma necessaria nel momento in cui prende vita.
Il corpo decide prima che il pensiero possa spiegare. Il peso delle mani, la pressione delle dita, il respiro e la postura modificano il suono e determinano la direzione della musica. L’improvvisazione diventa così una forma rigorosa di presenza: una scrittura che accade mentre viene eseguita e che non può essere riprodotta nello stesso modo.
Anche il pianoforte non viene trattato soltanto come uno strumento, ma come un corpo con cui entrare in relazione. Mimosa ne apre la cassa armonica e interviene direttamente sulle corde con un plettro; vi appoggia piccole catene per alterarne la vibrazione; introduce campanelli e oggetti trovati sul posto. Al pianoforte si affiancano una fisarmonica e un piccolo organo meccanico degli anni Sessanta, la cui ventola produce un respiro sonoro quasi autonomo. Il gesto diventa udibile: il movimento non serve semplicemente a produrre la nota, ma entra nella composizione insieme all’attrito, al rumore e alla vibrazione.
In REAL LIFE agisce anche la formazione teatrale di Mimosa Campironi. Non perché il disco costruisca un personaggio o segua una narrazione, ma perché considera la musica come un evento: un corpo presente in uno spazio, osservato e modificato dalla presenza degli altri. Come in teatro, ciò che accade non può essere replicato esattamente. Può essere attraversato di nuovo, ma ogni volta produce un tempo, una tensione e una relazione differenti.
La casa, il seminterrato, le persone di passaggio, la gatta, il fuoco e gli oggetti non sono uno sfondo. Sono presenze sceniche e sonore che agiscono sull’esecuzione. La registrazione conserva non soltanto le note ma anche il luogo, il gesto e le condizioni irripetibili che le hanno fatte nascere.
Le influenze del disco appartengono profondamente alla formazione e agli ascolti di Mimosa. Ci sono gli anni di studio pianistico e la sensibilità timbrica di Claude Debussy; c’è l’amore per Keith Jarrett e per la sua capacità di far emergere una forma musicale dall’ascolto del momento, pur senza che Mimosa si definisca una pianista jazz. C’è infine il rock, non necessariamente come sonorità riconoscibile, ma nel modo di trattare l’energia: costruire una struttura, portarla al limite e, quando serve, romperla per aprire una possibilità nuova.
Terminati i quattro giorni di registrazione, rimangono molte ore di musica. Nei mesi successivi Mimosa, Davide Toffolo e il fonico Enrico Berto portano con sé il materiale durante un viaggio in Sardegna. Lo ascoltano in automobile mentre attraversano l’isola, riconoscendo progressivamente i momenti destinati a entrare nel disco. Da quell’ascolto condiviso nascono la scelta dei quattordici brani e la loro sequenza. Il montaggio e la costruzione della scaletta diventano così una seconda fase compositiva: non una correzione di ciò che è accaduto ma il riconoscimento della forma già contenuta nelle registrazioni.
Alla base del progetto c’è un’idea di umanità. La melodia è intesa come ricordo dell’anima e voce che prende la forma del cuore; il tempo come battito irregolare della vita; l’armonia come spazio tra il progetto individuale e la presenza degli altri. L’errore non viene cancellato, perché niente nell’esperienza umana è perfetto, costante o immobile.
REAL LIFE trasforma l’ascolto in un rito condiviso. È un’opera nella quale musica e vita, composizione e imprevisto, suono e rumore non vengono separati. Il disco conserva la traccia di un corpo che incontra uno strumento, uno spazio e altre presenze.

«Non è soltanto musica eseguita davanti a qualcuno: è un gesto musicale e teatrale modificato da chi, in quel momento, è presente.»

NOTE D’INTENTI

REAL LIFE nasce da un’esigenza semplice e radicale: riportare la musica al suo stato vivo.
Viviamo in un tempo in cui tutto può essere registrato, archiviato, condiviso, consumato e dimenticato in pochi secondi. La musica è ovunque ma spesso non accade più davvero davanti a noi: diventa sottofondo, contenuto, file, immagine, traccia da scorrere.
REAL LIFE nasce dentro questa dispersione e prova a compiere il movimento contrario: tornare al rapporto fisico con il suono, con gli strumenti e con l’ascolto.
Al centro c’è la presenza: un corpo davanti a un pianoforte, uno spazio attraversato da altre persone, un gesto che produce una conseguenza sonora e non potrà mai ripetersi nello stesso modo. Il corpo decide prima che il pensiero possa spiegare.
Il pianoforte preparato, la fisarmonica e l’organo meccanico diventano luoghi di un’esperienza essenziale. La tecnica non è il fine ma ciò che permette al gesto di essere libero e preciso. Ogni nota è materia fisica, ogni risonanza modifica lo spazio, ogni rumore può entrare nella composizione.
REAL LIFE non rifiuta la registrazione né la tecnologia: domanda che cosa possa rimanere di un evento irripetibile quando diventa una traccia. Il disco non cerca di separare la musica dalla vita, ma conserva il momento in cui la vita è entrata nella composizione.
Nella forma dal vivo, anche il pubblico diventa parte integrante della performance. Non è soltanto musica eseguita davanti a qualcuno: è un gesto musicale e teatrale modificato dalla presenza di chi, in quel momento, è lì.
REAL LIFE parla del bisogno, oggi sempre più urgente, di tornare a sentire qualcosa dal vivo: non soltanto attraverso uno schermo e non come un prodotto da consumare, ma come un’esperienza da attraversare insieme.
È in questo spazio fragile, fisico e condiviso che il progetto cerca il proprio significato: restituire all’ascolto il peso di un incontro reale.

TRACKLIST

01. Fuoco
02. La gatta Celestina
03. Capodanno uno
04. Tu
05. Fare piano a fine serata
06. Senza pensarci troppo
07. L’assenzio col ghiaccio
08. Portapillole
09. Lasciarsi andare
10. Il salice dalla finestra
11. Debussy sulla stufa
12. Nostalgia medicina
13. Camila arriva da lontano
14. Asbrubulandus

CREDITS

Una produzione: La Tempesta Dischi
Produzione esecutiva: Davide Toffolo
Produzione artistica: Davide Toffolo, Enrico Berto, Mimosa Campironi
Musica di: Mimosa Campironi
Pianoforte preparato, fisarmonica e organo meccanico: Mimosa Campironi
Registrazione: Enrico Berto presso la Casa del Mago
Mix: Enrico Berto/Psychedelic Box Studio
Mastering: Francesco Marzona/Birdland Studio, Udine
Fotografie: Alice Bertini

TRACK by TRACK

REAL LIFE attraversa il fuoco, la memoria, i corpi, gli oggetti e l’infanzia per ascoltare il punto in cui la vita diventa musica. Ogni traccia nasce da un episodio reale, ma non lo illustra: lo trasforma in materia sonora e lo apre all’esperienza di chi ascolta. I quattordici brani compongono così un unico viaggio in quattro movimenti.

I. Accensione
Tutto comincia quando qualcosa prende fuoco: il camino, il pianoforte, i corpi riuniti nella stessa stanza. La musica nasce lì, nel momento esatto in cui la vita comincia a suonare.

01. Fuoco
L’inizio è qualcosa di misterioso, come la scintilla che improvvisamente ci fa capire che tutto sarà diverso da prima. Il 31 dicembre abbiamo acceso il camino e recuperato il suono di un vecchio pianoforte abbandonato da anni: il fuoco si è acceso anche dentro la musica, inaugurando il rito collettivo di REAL LIFE.

02. La gatta Celestina
Il corpo dei gatti è un mistero: ancora non sappiamo davvero come riescano a fare le fusa. Durante le registrazioni Celestina dormiva sul mio petto, producendo i suoi grrrr profondi, poi correva sui tasti e disegnava cluster con le zampe. Io ho aperto la cassa armonica e ho giocato come lei, graffiando le corde con un plettro: un’azione punk senza elettricità.

03. Capodanno uno
Trovarsi tutti insieme nell’attesa del brindisi ha il senso di un respiro condiviso, un rituale di passaggio in cui passato e futuro abitano per una sera la stessa stanza. Tra amici, sconosciuti diventati amici e voci entrate nella registrazione, ho creato una melodia e poi l’ho rotta completamente, per lasciare entrare il caos.

II. Memorie
Poi arrivano le cose che restano: una persona, un disco ascoltato da bambina, una paura, un errore. La memoria non restituisce mai il passato com’era: lo ascolta, lo confonde e gli dà una forma nuova.

04. Tu
Che cosa rimane di qualcuno che ha incrociato la nostra strada e che non abbiamo più rivisto? Il ricordo non è mai un’esperienza oggettiva: cambia contorno, perde dettagli e ne inventa altri. Gli accordi trattengono immagini sfocate, sensazioni e frammenti di dischi ascoltati da bambini, come una melodia che il tempo continua a riscrivere.

05. Fare piano a fine serata
“Fai piano” è quello che dicono i vicini a chi comincia a suonare il pianoforte. Da bambini si scopre la sordina e ogni imprecisione sembra qualcosa di cui vergognarsi; crescendo ho imparato che la musica è anche il coraggio di farsi ascoltare. Ora l’unico motivo per suonare piano è non svegliare le persone che amo: suonare in sordina è come sussurrare “ti amo”.

06. Senza pensarci troppo
L’overthinking paralizza e l’idea di dover essere perfetti può impedire qualsiasi azione. Una sera, senza pensarci troppo, abbiamo acceso il camino, bevuto un po’ di sidro e lasciato che la musica arrivasse prima dei pensieri. Il fuoco crepita dentro il brano e le sbavature rimangono al loro posto: che cosa c’è di più umano di un errore?

III. Materia
Una ventola respira, un portapillole scatta, le catene vibrano sulle corde. Le mani incontrano gli oggetti e gli oggetti rispondono: ogni rumore può diventare gesto, ogni gesto può cambiare la musica.

07. L’assenzio con il ghiaccio
Un piccolo organo meccanico degli anni Sessanta ha fatto inciampare la mia mano sinistra, mentre la destra ha cominciato a correre sulla tastiera del pianoforte. Ricordo un bicchiere d’assenzio con il ghiaccio in bilico sullo strumento e la sua ventola che respirava così forte da sembrare viva. La donna che me lo vendette mi disse: «Abbine cura, qui dentro avevo chiuso i miei sogni».

08. Portapillole
Tutto è cominciato dal suono piccolissimo di un portapillole che si apre e si chiude. È un oggetto tascabile che può custodire fragilità, disciplina e cura. Sono partita da quello scatto leggero e ho provato a metterci dentro un po’ di azzurro del cielo, un po’ di armonia e una risata.

09. Lasciarsi andare
Scale che scendono e risalgono, piccole catene appoggiate sulle corde, la sordina che rende tutto più soffice e poi le dissonanze che tornano a disturbare. Ho lasciato che un pedale volutamente rumoroso entrasse nel brano, perché la musica è anche corpo, attrito, vibrazione indesiderata. A volte lasciarsi andare significa smettere di correggere ossessivamente ciò che è vivo.

10. Il salice dalla finestra
La fisarmonica mi riempie e respira suono. La tengo sulle ginocchia come una bambina mentre guardo dalla finestra e finalmente vedo il grande salice piangente: così forte che non sembra affatto piangere. Sta semplicemente disegnando la propria forma nel mondo, curvando i suoi lunghissimi rami verso la terra con la precisione di un pittore.

11. Debussy sulla stufa
Un piccolo valzer finisce per bruciarsi contro il calore della stufa. Ho un debole per Debussy, per la sua musica impalpabile e per tutto ciò che sembra esistere a metà tra un’immagine e un sogno. In questo brano qualcosa di francese e romantico incontra il buffo, il concreto e il quotidiano: una rêverie casalinga che si infrange dolcemente sulla materia rovente.

IV. Albe
Alla fine non si tratta di tornare indietro, ma di portare con sé ciò che è stato. La nostalgia diventa cura, l’ascolto diventa incontro e il disco si apre ai bambini, al futuro, a tutto quello che deve ancora cominciare.

12. Nostalgia medicina
Piangere libera e trasforma un’emozione in lacrime d’acqua. Anche la nostalgia può essere una malattia oppure diventare una medicina, capace di farci accogliere il passato senza cancellarlo. Pensavo a questo mentre suonavo pianoforte e fisarmonica insieme: agli strappi che attraversano un cuore e alla dolcezza necessaria per tenerne uniti i pezzi.

13. Camilla arriva da lontano
Camilla arriva dal Sud America per incontrare i suoi nuovi genitori in Italia, portando con sé campanelli tintinnanti, occhi curiosi e storie ancora da raccontare. Davanti a me suona mentre nuovi padri, madri e figlie cercano un ritmo comune. È un tumulto di cuori che imparano ad ascoltarsi e a inventare insieme la lingua necessaria per stare vicini.

14. Asbrubulandus
Finiamolo con i bambini, questo disco. Finiamolo con il futuro, con loro che forse ne sanno più di noi che siamo cresciuti troppo o troppo poco. Se ascoltiamo bene, la mia bambina interiore e la tua stanno ancora gridando, truccate da guerriere, la parola magica con cui affrontare le battaglie che verranno: “Asbrubulandus”!

BIO

Mimosa Campironi è musicista, compositrice e attrice. La sua ricerca nasce nel punto in cui musica e teatro smettono di essere linguaggi separati: il suono diventa gesto, il corpo diventa strumento e la presenza entra nella composizione.
Studia pianoforte al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano e recitazione al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Fin dall’inizio costruisce un percorso trasversale tra musica, scena e scrittura, alternando l’attività di interprete alla creazione di opere nelle quali il suono agisce come elemento drammaturgico.
Come cantautrice pubblica gli album “La Terza Guerra” (2015) e “Hurrah” (2018, La Tempesta Dischi). Con il brano “Fame d’aria” vince nel 2016 la Targa della Critica e il Premio SIAE per la Miglior Musica a Musicultura. “La Terza Guerra” la porta alla candidatura agli MTV Awards come Best New Generation Artist; nello stesso anno riceve in Campidoglio l’Oscar dei Giovani per il suo percorso di attrice e musicista.
Il suo lavoro teatrale è profondamente legato a Shakespeare. È Giulietta nel “Romeo e Giulietta” diretto da Gigi Proietti al Globe Theatre di Roma, spettacolo per il quale collabora con Proietti alla scrittura del tema musicale; firma inoltre le canzoni originali de La dodicesima notte.
Il cinema è un altro asse del suo percorso: partecipa, tra gli altri, a “Nessuna qualità agli eroi” di Paolo Franchi e “Pecore in erba” di Alberto Caviglia, presentati rispettivamente alla 64ª e alla 72ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.
Come autrice attraversa teatro musicale, parola e nuove tecnologie. Nel 2019 debutta in prima assoluta alla Biennale Musica di Venezia con “Trashmedy”, di cui firma concept, libretto e sound design. Nel 2020 compone testo e musica di “Madame Tosca”, opera per voce recitante e pianoforte commissionata dal Macerata Opera Festival in collaborazione con Casa Musicale Sonzogno e interpretata da Laura Morante. Scrive e dirige “Family Game”, testo selezionato dall’Italian and American Playwrights Project 2020/22 e prodotto dal Teatro Metastasio di Prato e 369gradi; il lavoro viene sviluppato come esperienza teatrale in realtà virtuale e diventa successivamente oggetto di una ricerca sull’accessibilità condotta con l’Università IULM.
Negli anni più recenti firma la drammaturgia del suono de “La Storia”, da Elsa Morante, con la regia di Fausto Cabra, e partecipa come attrice e musicista alla tournée italiana di “Brokeback Mountain – A Play with Music”, diretta da Giancarlo Nicoletti, interpretando Alma e suonando armonica e chitarra nella band dal vivo. Nel 2026 porta inoltre in scena “Sbandate (Descarríadas)”, progetto nel quale concerto, memoria e corpo femminile si incontrano.
Con REAL LIFE, nuovo lavoro in uscita per La Tempesta Dischi, Mimosa Campironi porta al centro la propria ricerca strumentale. Pianoforte preparato, fisarmonica e organo meccanico costruiscono una musica nata nel presente, in relazione con il corpo, lo spazio e le presenze che lo abitano. Il disco è il punto di sintesi di un percorso nel quale composizione, teatro e vita reale coincidono nello stesso gesto.

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