Pit Coccato
“Corso Cavallotti 28”
Data d’uscita: 10 aprile 2026
Etichetta: DocMusic
Distribuzione: Artist First
Edizioni: Freecom
(presspage riservata alla stampa – DA NON PUBBLICARE)

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Anticipato dai brani “Fuoco cammina con me” e “Torna a casa Lessie“, “Corso Cavallotti 28” è il nuovo EP di Pit Coccato e il suo primo lavoro in italiano. Al centro il tema della salute mentale che diventa il fulcro del racconto, affrontata con profondità e intimità, ma senza mai risultare opprimente. Pit Coccato si muove in uno spazio di riflessione, dove la vulnerabilità non è un limite, ma anzi l’essere consapevoli della propria fragilità diventa motivo di valorizzazione di noi stessi. Una presa di coscienza che parte da uno sguardo lucido sulla condizione della generazione contemporanea e delle sue tensioni, date dal sempre presente peso di una retorica del successo, dall’instabilità economica, dallo spettro della guerra, dalla rottura con il mondo degli adulti che sembra incapace di garantire un futuro più solido. Tensioni che incidono profondamente sull’equilibrio emotivo e che rendono la fragilità una condizione condivisa.
Al sound di Pit Coccato, dove chitarre elettriche e acustiche si uniscono con arrangiamenti di derivazione prevalentemente anglosassone, ispirandosi a band come Radiohead, Pavement, Pixies e Sparklehorse, è molto rilevante la forza della voce e dei cori di accompagnamento, richiamando i miti della sua adolescenza come Tom Waits e Mark Lanegan nei suoi duetti con PJ Harvey.
“Corso Cavallotti 28″ è il punto da cui tutto è iniziato e ora ricomincia.
“Volevo scrivere in italiano.
Ho scritto la mia prima canzone seria a 19 anni in Irlanda, dove ho vissuto in adolescenza, influenzato dal verde, dal suono cantilenato delle voci arrotolate e ovviamente dalla musica che suonavano in quei meravigliosi pub sudati.
Una volta tornato a vivere a Novara, più precisamente in Corso Cavallotti 28 (sì, è il titolo dell’EP e ci tenevo a scriverlo perché è proprio lì che sono nato; potrebbe essere in qualche modo pericoloso scriverlo ma sono un romantico temerario), ho sentito il bisogno di dover cambiare linguaggio, ritornando al mio, a quello dei miei cari e dei miei amici (il che è un po’ un peccato perché l’inglese camuffa la mia “erre” ma va bene così).
É qui, nella mia casa e con i miei amici che ho iniziato a scrivere le canzoni di questo EP, che parla proprio di loro! Di loro e anche dei loro amici, della nostra generazione e del periodo difficile in cui sta vivendo.
Come ci legano troppe cose tristi, come ci sentiamo soli, come stiamo sempre a ballare scalzi sul filo di un rasoio; e da questo filo alcuni cadono.
È a loro che dedico il mio EP, ai caduti dal filo del rasoio, a quelli che non han trovato un equilibrio.”
TOUR
10 aprile – Big Lebowski – Novara
11 aprile Ostello Bello – Genova
12 aprile – Rogo – Milano
15 maggio – Palermo – Ostello Bello
16 maggio – Catania – Boozer
13 giugno – Arci Castello – Lessona
— date in via di definizione —
TRACKLIST
01. Fuoco cammina con me
02. Metodo
03. Torna a casa Lessie
04. Guarirai
05. Corso Cavallotti 28
CREDITS
Scritto da: Pietro Coccato, Luca Pasquino, Carlo Scarpa
Mix: Federico Puttilli, Daniele Celona
Master: Gioele Garofalo
Produzione: Pietro Coccato, Luca Pasquino, Daniele Celona
Suonato da:
Pietro Coccato : voci, chitarre, Organo, Mellotron
Luca Pasquino: basso, synth, cori
Jacopo Guzzo: Batteria
Agnese Magda Carbone: Cori
Marcello Zampogna: Violoncello
Gaia Costantini: Organo, Mellotron
Eccetto “Guarirai“.
Scritto da: Pietro Coccato, Luca Pasquino, Carlo Scarpa
Mix: Andrea Bertolo, Pietro Coccato (Kono Dischi)
Master: Gioele Garofalo
Produzione: Pietro Coccato, Luca Pasquino
Suonato da:
Pietro Coccato: voci, chitarre
Luca Pasquino: basso
Jacopo Guzzo: Batteria
Andrea Bertolo: Piano Fender, Synth
Mattia Mariuzzo: Chitarra, Voce, Cori
Foto: Agnese Carbone aka AgneMag
TRACK by TRACK (by Pit Coccato)
01. Fuoco Cammina Con Me
Questa canzone è una protesta. Racconta una generazione lasciata a galleggiare in un futuro sempre più incerto, schiacciata tra instabilità economica, retoriche tossiche sul successo, sfiducia nelle istituzioni e lo spettro della guerra che ci respira sul collo, interpretato dai cori presenti nel brano.
Perché dovremmo accettare tutto questo come fosse normale?
Io mi sento inerme di fronte alla grandezza e alla fatalità di questi eventi, proprio come Laura Palmer ritrovata avvolta nella plastica lungo le rive di un fiume. Sola, fredda, verde acqua.
02. Metodo
“Metodo” è una specie di lista della spesa per non impazzire. Un brano che affronta la salute mentale attraverso l’ironia, la ripetizione e un bisogno quasi ossessivo di rimettere ordine dove ordine non c’è. Il sonno da ristabilizzare, le allucinazioni da decifrare, le cene con i parenti da sopportare, i ritmi del corpo da inseguire senza lasciarsi completamente inghiottire dal caos. Come se per sopravvivere servisse davvero un metodo, una procedura, una formula abbastanza solida da arginare la confusione.
La canzone mette un po’ in scena il tentativo molto umano e anche un po’ disperato di trattare la propria salute mentale come un problema pratico: con un metodo semplice, affidabile, “fondato nella pratica”. Ma più il brano cerca una regola, più lascia intravedere la fragilità di chi la sta cercando. La ripetizione diventa allora un mantra, una strategia contro il rischio di andare fuori di testa.
“Metodo” nasce in quel punto in cui la cura si confonde con il rituale e l’autodisciplina con la paura di crollare. È una cantilena nevrotica, ironica e lucidissima, che prova a mettere in fila i pezzi mentre tutto continua a sfuggire. Perché a volte l’unico modo per non impazzire del tutto è fingersi ancora capaci di compilare un elenco, seguire delle istruzioni, credere che esista davvero un metodo per utilizzare il caos come uno strumento.
03. Torna A Casa Lassie
“Torna a casa Lassie” vuole essere una filastrocca cupa, che guarda una ferita molto adulta attraverso gli occhi di un bambino: la salute mentale nella nostra generazione. Racconta quel momento in cui crescere significa ritrovarsi catapultati in un mondo che pretende stabilità permanente, mentre tu stai ancora cercando di rialzarti dopo ogni caduta. Un mondo in cui, ogni volta che perdi l’equilibrio, tornare in sella è difficile e il rischio di smarrirsi diventa concreto, quotidiano.
La canzone parla di psicofarmaci, attacchi di panico, rabbia, dipendenze — dalle droghe e dagli affetti — ma lo fa con una leggerezza solo apparente, come farebbe un bambino che nomina il buio per non averne più paura. Per questo il brano oscilla continuamente tra tenerezza e vertigine: l’amore e l’amicizia sono un rifugio, un nido, la casa a cui si può sempre tornare, ma anche qualcosa che può confondere, trattenere, fare male. Una carezza che, a volte, brucia.
“Torna a casa Lassie” nasce proprio lì: nello spazio in cui ci si perde, ma si chiede comunque di essere aspettati. È una preghiera storta, una cantilena notturna, un richiamo che sembra dire che no, non è troppo tardi. Si può ancora tornare a casa, anche dopo essersi allontanati troppo. Come un figlio che rientra impaurito, scombussolato, e trova ancora una porta che si apre.
04. Guarirai
“Guarirai” è come se la prospettiva di Torna a casa Lassie si ribaltasse: se lì la ferita veniva guardata con gli occhi di un bambino, qui è l’adulto a prendere la parola, nel momento in cui capisce che crescere non significa salvarsi, ma imparare a convivere con le proprie crepe.
La caduta non è più solo smarrimento: diventa fallimento, colpa, una resa dei conti con il mondo “vero” — quello delle case da comprare, delle guarigioni troppo lente, delle cose da sistemare e di cui bisogna occuparsi nonostante, dentro, tutto continui a crollare.
“Guarirai” suona quasi crudele: la guarigione come comando, come pretesa, come una parola che tutti pronunciano ma che nessuno sa abitare fino in fondo. E intanto la coscienza viene ricucita a punti, male, lentamente, mentre i pensieri si accumulano in soffitta come scatoloni impolverati che non si ha più il coraggio di riaprire.
In questo brano l’età adulta non è un approdo, né un punto d’arrivo, ma una frizione continua tra sogni e banalità. È il momento in cui si mostra la sconfitta, non per eroismo ma per esaurimento: quel punto della parte più disordinata, più umiliante, ma anche più umana di sé. Quel punto sospeso tra condanna e consolazione, dove la guarigione non arriva come salvezza, ma come una pretesa che continua a fare male.
05. Corso Cavallotti 28
“Corso Cavallotti 28” è una canzone che trasforma una casa in un punto di collisione tra origine e disfacimento. È il luogo concreto dell’ambiente domestico, delle feste, degli amori nati e finiti, delle convivenze spezzate, degli amici rotti, degli alti e bassi che si accumulano tra le stanze come polvere sui mobili. Ma è anche qualcosa di più profondo: il posto in cui tutto comincia, quasi per errore, quasi per imprudenza, e proprio per questo carico fin dall’inizio di una fragilità inevitabile.
Dentro questa casa il tempo non passa in modo lineare: resta addosso agli oggetti, alle soglie, ai muri. Le ombre prendono forma, ritornano pallide, e ogni stanza sembra trattenere una versione diversa di chi l’ha abitata. L’intimità allora diventa ambigua: rifugio e ferita, memoria e condanna. La casa protegge, ma costringe anche a sentire tutto più forte, la sincerità brutale dei pensieri.
“Corso Cavallotti 28” nasce proprio tra il bisogno di appartenere a un luogo e la paura di restarne intrappolati dentro. È una canzone in cui il focolare non coincide con la pace, ma con tutto ciò che ci ha costruiti e feriti allo stesso tempo. Come se casa non fosse il posto in cui guarire, ma quello in cui tornano a bussare tutte le cose che abbiamo cercato di lasciarci alle spalle.
BIO
Cantautore e polistrumentista di Novara, Pit Coccato ha passato buona parte dei suoi vent’anni a inseguire canzoni, palchi e strade senza pedaggi.
Il suo primo disco “What I Need” (2020), a cui collabora anche Carmelo Pipitone (Marta sui Tubi, O.R.k.), e il tour di circa 70 date costruiscono un’identità definita e riconoscibile di Pit.
Con l’EP “Tales Of Lonely Nights” (2023) Pit dà prova della propria crescita artistica e musicale. Con la collaborazione di Daniele Celona e una produzione in cui chitarre, armonizzazioni ed elettronica si uniscono, Pit crea un sound fresco e mai stancante.
Il nuovo EP in uscita nel 2026, interamente in italiano e affrontando temi legati alla salute mentale, è ora una svolta più diretta, personale e sincera senza perdere quel sound caratteristico dei precedenti lavori.
Negli anni ha condiviso il palco con artisti e musicisti come Marlene Kuntz, Afterhours e Manuel Agnelli, Tre Allegri Ragazzi Morti, Moltheni e molti altri.


