Rosendorf
“Non ci vuole poi molto a scrivere una canzone”
Data d’uscita: 21 Marzo 2026
Etichetta: Autoprodotto
PRESSKIT RISERVATO ALLA STAMPA – DA NON PUBBLICARE
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Rosendorf è un musicista, ma non sa suonare
Rosendorf è un paroliere, ma non sa scrivere
Rosendorf è il peggiore tra gli umani, ma il meno peggio tra i primati
Rosendorf è la crudezza palese nella pronuncia del nome, ma anche la dolcezza celata del suo significato
Rosendorf è un prescindibile collettivo unipersonale intercambiabile
Anticipato dai singolo “Quello che conta” e dalla title-track, è ora disponibile in formato CD e – per scelta dell’artista – in digitale solo su Bandcamp “Non ci vuole poi molto a scrivere una canzone“, debut album di Rosendorf, il nuovo progetto dell’autore e compositore trevigiano ed ex cantante degli Aut Enrico Nanni.
Dopo l’esperienza (1994-2010) con gli Aut – band con all’attivo un EP prodotto da Andrea Chimenti – e i singoli pubblicati con il gruppo Radio-Line(e), Enrico Nanni è ora pronto al lancio del proprio progetto solista attraverso l’alter ego Rosendorf e la pubblicazione del suo primo album autoprodotto “Non ci vuole poi molto a scrivere una canzone”, che gode della produzione artistica di Beatrice Antolini e della presenza in alcuni brani di importanti amici ospiti come Eddy Bassan (Estra) alle chitarre e Luca “Roccia” Baldini (Benvegnù) al basso.
Il disco nasce da più esigenze e da una gestazione particolare. Dal punto di vista artistico, Enrico Nanni sentiva la necessità, dopo decenni di musica vissuta all’interno di varie band, di realizzare “qualcosa” in totale solitudine, senza compromessi artistici, curandola come meglio credeva. Le canzoni sono venute fuori con grande naturalezza, quasi fossero lì, in attesa che qualcuno desse loro un abito. Inizialmente, il lavoro di produzione artistica sarebbe dovuto toccare a Paolo Benvegnù; la storia che ne seguì è la dimostrazione di come degli eventi apparentemente casuali, facciano nascere affinità umane e artistiche che si dimostrano elementi imprescindibili per la buona realizzazione di un progetto discografico. Storia che ci racconta lo stesso artista:
“La cosa di cui ero sicuro era che, se avessi deciso di farne un disco, l’avrei fatto nel miglior modo possibile e, soprattutto, mi sarei affidato ad un produttore artistico.
Ho stilato una lista con quattro nomi, tra i quali, Paolo Benvegnù e Beatrice Antolini. Paolo è sempre stato tra i miei ascolti principali e ho sempre trovato affinità con il lavoro che stavo facendo, collocandolo come principale influenza e Beatrice aveva fatto uscire Iperborea, disco di cui mi sono profondamente innamorato per la bellezza delle canzoni, la cura degli arrangiamenti e quei testi in italiano cantati in maniera sublime. L’incontro con Paolo Benvegnù ci fu dopo il primo dei concerti del suo ultimo tour, al Locomotiv di Bologna a novembre 2024. Prendo coraggio e chiedo a Paolo se posso passargli i pezzi, pregandolo di ascoltarli e, eventualmente gli piacessero, se sarebbe stato disponibile per una produzione artistica.
A metà dicembre mi chiama e sì, i brani gli erano piaciuti, sì, li sentiva affini alla sua musica e sì, avrebbe più che volentieri prodotto il mio disco. Cominciamo subito a parlare di come fare, che cosa e dove registrare, dandoci appuntamento a dopo le feste natalizie per fissare, di massima, il percorso.
Il 28 dicembre Beatrice si esibisce a Bassano del Grappa, a fine concerto mi presento e le chiedo se è disponibile a cantare in un mio brano che sarebbe finito in un disco a cui stavo lavorando e che sarebbe stato prodotto da Paolo Benvegnù. Beatrice, gentilmente, mi risponde che solitamente non canta testi scritti da altri, perché le risultava difficile usare parole che non avesse scritto lei, che non si sentiva un’interprete… Ma avrebbe comunque ascoltato il brano, se gliel’avessi mandato.
A fine anno Paolo, purtroppo, se ne va, lasciandomi un grande vuoto. Un vuoto umano e artistico e, ovviamente, portando via con sé il mio sogno di fare un disco con lui.
I dubbi tornano a girare per la testa, la voglia e l’entusiasmo scemano, quindi mi fermo. E metto in stand-by anche gli ultimi brani a cui stavo lavorando.
Il 19 gennaio, a Perugia, partecipo insieme a qualche amico alla commemorazione in onore di Paolo al Teatro del Pavone. Per pura coincidenza Beatrice è nello stesso palco del teatro in cui sono io, non in platea, non nei posti riservati, ma lì, in mezzo a noi, a rendere omaggio. Scambiamo qualche parola, io sono sorpreso che si ricordi di me, ma non affrontiamo alcun argomento di natura artistico/musicale. Ci salutiamo.
Dopo due giorni in cui mille pensieri occupavano la mia mente decido di scriverle attraverso facebook, le invio i miei brani e le chiedo di produrre il mio disco. Una produzione che non sarebbe stata di certo una seconda scelta.Dopo poco più di un anno, sono qui a presentarlo.
Inizialmente volevo tenere per me questa storia, per evitare che si pensasse ad una qualche strumentalizzazione da parte mia, mirata ad avere una visibilità maggiore (le mie masturbazioni mentali) e per il rispetto che ho di Beatrice Antolini e del lavoro che ha fatto per questo disco. È stata proprio Beatrice a spingermi a raccontarla, perché per lei è stato importante ‘nonché un onore, prendere le redini di un lavoro che avrebbe dovuto fare Paolo’.Sono generalmente razionale, pragmatico, ma non credo assolutamente che esistano coincidenze. L’universo si muove. Nel bene e nel male, ciò che deve accadere, accade!” (Enrico Nanni).
TRACKLIST
01. Il canto della sirena
02. Quello che conta
03. Io non ci sarò
04. La sgualdrina e l’aeroplano
05. Pola, addio
06. Ora è più semplice
07. Non ci vuole poi molto a scrivere una canzone
08. Ti riconosco
CREDITS
Testi, musiche e arrangiamenti: Enrico Nanni
eccetto “Io non ci sarò” e “Non ci vuole poi molto a scrivere una canzone” musiche e arrangiamenti Enrico Nanni e Beatrice Antolini e “Quello che conta” musica di Enrico Nanni ed Eddy Bassan.
Registrato presso Fonoprint Studios e Big Saloon Studio di Bologna
da Claudio Adamo e Beatrice Antolini. Assistente di studio Christben Mootoosamy.
Chitarre registrate da Federico Zambon a Treviso, eccetto “Ora è più semplice”, registrate presso Fonoprint Studios
Fiati registrati da Andrea De Marchi presso Virtual Studio di Treviso.
Mixato da Beatrice Antolini presso Big Saloon Studio
Masterizzato da Claudio Adamo e Beatrice Antolini presso Fonoprint Studios
Produzione artistica: Beatrice Antolini
Produzione esecutiva: Enrico Nanni
Hanno suonato:
Enrico Nanni (voce, pianoforte, chitarra elettrica)
Beatrice Antolini (pianoforte, synth, chitarra, voce)
Nicola Casellato (violino, viola)
Angelo Michieletto (chitarra acustica ed elettrica) Massimo Donati (basso)
Giorgio Cedolin (batteria)
Luca “Roccia” Baldini (basso) ed Eddy Bassan (Chitarra elettrica) in “Quello che conta”
Riccardo Vidotto (tromba, flicorno) in “La sgualdrina e l’aeroplano”
Claudio Adamo (basso aggiunto) in “Non ci vuole poi molto a scrivere una canzone”
TRACK BY TRACK a cura di Rosendorf
IL CANTO DELLA SIRENA
In quattro versi, tutta l’urgenza dell’intero progetto, un’esigenza covata da lungo tempo, che sfocia nella scrittura, l’esplosione di una pentola a pressione rimasta per troppo tempo sul fuoco. Ho pensato spesso se non fosse il caso di dare uno sviluppo a questo brano, ma, in realtà, seppure duri meno di un minuto, l’ho sempre ritenuto completo. La scelta di inserirlo nel disco come prima traccia è dettata dal fatto che è una sorta di dichiarazione di intenti, un’introduzione a ciò che arriva dopo.
QUELLO CHE CONTA
Il brano affronta il delicato tema della soggezione psicologica che annulla la personalità dell’individuo. Chi manipola, colpisce la fragilità emotiva della persona che sottomette, facendone perdere la capacità di giudizio e instillando in essa idee e pensieri che, in una situazione di normalità, non sarebbero suoi. “Quello che conta” è sfogo in una preghiera: quello che conta veramente è ciò che può dare speranza per liberarsi dal giogo. Il brano è il trait d’union tra la mia precedente esperienza musicale con Radio-Line(e) e il mio progetto solista.
IO NON CI SARÒ
Il tema è il distacco doloroso. Il “non esserci” non è fuga, ma una resa quasi inconsapevole e non condivisa: l’altro non ha colpa, l’altro non sa. Le stelle, il destino diventano metafore di una devastante impotenza davanti al tempo e alle scelte altrui, mentre dominano inerzia, silenzi e domande a cui non s’è ricevuta risposta. Nel farsi da parte interrogandosi su possibili errori commessi, il senso di colpa pervade tutto, ma vi è sempre la speranza di un ritorno e la consapevolezza di un amore.
LA SGUALDRINA E L’AEROPLANO
Il brano parla di una storia comune: la tratta delle schiave provenienti dalla Nigeria. Mosse da situazioni di assoluta povertà, ingannate dagli stessi parenti o persone vicine alla propria famiglia, accettano di migrare verso il nostro paese credendo di poter finalmente avere una vita dignitosa, ma si ritrovano costrette alla prostituzione per pagare il debito contratto con chi ha garantito loro il viaggio. Nel brano, oltre al danno, la beffa: una cacciata decisa da chi, insieme agli aguzzini, ha approfittato della condizione di inferiorità delle donne, inneggiando a valori cristiani utilizzati a proprio uso e consumo, in base al proprio tornaconto personale, negando di fatto principi e valori come la libertà, la felicità, la libera scelta di ogni individuo. Il sogno di volare con un aeroplano si realizza solo rinunciando ad un sogno più grande.
POLA, ADDIO
Il brano è frutto della ricerca su mia madre, italiana d’Istria arrivata in Italia da profuga, ammalatasi da giovane – morbo di Alzheimer – quando io ero solo un adolescente. I suoi ricordi erano confusi, sia per la malattia che per il fatto che dovette scappare dall’Istria con la famiglia quando era poco più che dodicenne. Il brano affronta parallelamente i due momenti del primo esodo giuliano-dalmata e ancora una volta si interroga sulla rinuncia “coatta”: la propria terra abbandonata per volere di chi si ritiene superiore, gli “ultimi” costretti a sottostare al volere degli altri.
ORA È PIÙ SEMPLICE
È il brano più vicino alle sensazioni che ho provato nella realizzazione di questo disco, sensazioni che in alcuni casi sfociavano in momenti di ansia profonda. A volte, però, basta cambiare prospettiva, spostare lo sguardo e vivere le cose con più leggerezza – che non è superficialità – per rendere tutto più semplice. “Ora è più semplice” di nome e di fatto, anche musicalmente.
NON CI VUOLE POI MOLTO A SCRIVERE UNA CANZONE
Che cosa c’è, veramente, dietro una canzone? Un album? Ancora una volta ricorro al sarcasmo e all’ironia: “Non ci vuole poi molto a scrivere una canzone”? Cazzo se ce ne vuole! Incastrare bene tutto, arrangiare, prendersi a mazzate, sottostare a compromessi, specialmente quando si lavora in gruppo. Nelle strofe ho messo a nudo la mia insofferenza e la mia frustrazione nel tentare di spiegare tutto questo, nel ritornello ho svelato il mio rifugio, un “luogo” dove sfogarsi, dove vomitare l’anima. Ogni processo creativo sublima attraverso il suo esorcismo, in una ripetizione ciclica senza fine di ricostruzione e distruzione.
TI RICONOSCO
Un momento estremamente intimo, il mio personalissimo, ma non dichiarato, ringraziamento alla donna che mi accompagna da una vita (probabilmente ignara del fatto che il brano sia dedicato a lei).
BIO
Rosendorf è pseudonimo e alter ego di Enrico Nanni, cantante, autore e compositore. Dal 1994 al 2010 canta e scrive tutti i testi degli Aut, gruppo trevigiano di cui si trova ancora traccia attraverso “Q-Disc”, EP di 4 brani prodotto da Andrea Chimenti e Matteo Buzzanca, e la partecipazione a “Raccol(i)ta dei Rancorosi – Omaggio a Vinicio Capossela” con “Fatalità”, entrambi reperibili su SoundCloud. Dal 2010 è cantante, autore dei testi e, in parte, delle musiche della band Radio-Line(e), con la quale, tra il 2022 e il 2023, pubblica tre singoli. Le canzoni sono le anticipazioni di un album che, purtroppo, non vedrà mai la luce.
Abbandonato il gruppo, nel 2024 Enrico comincia a lavorare alla stesura dei brani per il suo progetto solista “Rosendorf”, delineandone anche l’immagine, forte, ma sfuggente, artefatta, ma autentica, primordiale, ma evoluta, a rappresentarne l’essenza: la musica come urgenza soggettiva, attraverso la quale esorcizzare l’inadeguatezza, oggettiva emergenza personale. Un autoritratto in forma sonora. Nelle composizioni, assenza e mancanza diventano parola, scrivere è necessario per restare umani. Le canzoni sono confessioni lucide: nel dolore privato, la disillusione verso la società, le libertà negate e l’emarginazione, Rosendorf canta l’uomo nei fallimenti, nella vulnerabilità, ma anche nella capacità di resistere e ricordare, cercando verità nella finzione e forza nella fragilità. Il progetto “Rosendorf” prende vita con “Non ci vuole poi molto a scrivere una canzone”, un album di 8 brani che conta sulla produzione artistica di Beatrice Antolini – anche co-autrice di un paio di tracce -, registrato negli studi Fonoprint di Bologna tra Maggio e Dicembre 2025, in uscita il 21 marzo 2026.
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