Rough Enough – Che la testa ti sia lieve

Rough Enough
“Che la testa ti sia lieve”
Data d’uscita: 17 maggio 2022
Label: Mackie Records

(presspage riservata alla stampa, non pubblicare)

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I Rough Enough sono Fabiano Gulisano e Raffaele Auteri, vengono da Catania e “Che la testa ti sia lieve” è il loro nuovo lavoro discografico, pubblicato da Mackie Records con la produzione artistica di Franz Valente (Il teatro degli orrori, One Dimensional Man, LUME, Robox, Buñuel, Love in Elevator…). Il disco arriva dopo una lunga gavetta e la pubblicazione di due album precedenti: “Get Old and Die” (DCave Records, 2016) e “Molto poco Zen” (OverDub Recordings, 2019). La formula proposta dal duo (chitarra e batteria) strizza l’occhio alla vecchia scuola alternative rock, post-rock e garage-punk con testi profondi, disillusi e a volte introspettivi.

Il tema portante del disco è la volontà di comunicare il proprio vissuto con tutto il carico emotivo correlato. La possibilità quindi di considerare le vulnerabilità proprie e dell’altro in una cultura che ci ha educato a nascondere, come fossero una colpa, fragilità e debolezze. Nei brani troviamo emozioni, disillusioni e conflitti irrisolti, perché vivere significa fare esperienza di situazioni piacevoli e spiacevoli. I testi parlano di emozioni, delusioni, perdite, morte, tempo, rabbia e tristezza, così come di momenti felici. “Che la testa ti sia lieve” è sia un augurio che un’esortazione, si può godere del momento presente lasciando andare per un po’ il peso che portiamo.

L’uscita del disco è stata anticipata dal singolo e video “Ubi maior minor cessat” che vede il prezioso featuring di Ufo degli Zen Circus al basso.

TRACKLIST

  1. Hic et nunc
  2. Ubi maior minor cessat
  3. Parabellum
  4. Vizio di forma
  5. Irrisolti
  6. Nel mio dimenticatoio
  7. Fragile
  8. Excrucior
  9. Per difetto
  10. Distanze

CREDITS

Fabiano Gulisano: Voice, Guitars, Lyrics
Raffaele Auteri: Drums, Choirs

Bass on track 2: Massimiliano “Ufo” Schiavelli
Producer & guitar overdub on tracks 1, 2 3, 6: Francesco “Franz” Valente
Sound Engineer: Enrico Tabbacco

Recorded & Mixed at Buddy Sound Studio
Mastered at Eleven Mastering

Artwork: INNERVA
Graphics: Giuseppe Caturano

TRACK BY TRACK a cura di Rough Enough

Hic et nunc: Impossibile non iniziare il disco con questa canzone. Probabilmente abbiamo composto questa canzone in seguito ad un concerto degli Uzeda, band che stimiamo moltissimo e che abbiamo la fortuna di aver conosciuto personalmente. Con Hic et nunc abbiamo esplorato il nostro lato più rude, espresso con una canzone diretta, secca, potente. Franz Valente ha contribuito con una chitarra incredibile nel ritornello che dona alla canzone un’atmosfera quasi di perdizione, sfiorando il rock psichedelico.

Ubi Maior Minor Cessat: è la prima canzone del disco che abbiamo composto. Dopo le composizioni molto punk e libere del lavoro precedente, ci piaceva l’idea di una canzone più “squadrata”. Sostanzialmente il riff di chitarra ci piaceva talmente tanto e sembrava così efficace, che l’intera canzone gira attorno alla sua ripetizione ossessiva, con un testo che sottolinea la voglia di fare musica al di là di tutto, di essere più che di apparire ed un po’ il nostro sentimento di musicisti che propongono un genere poco in voga in Italia. C’è pure una giustificazione adatta a qualunque situazione: nel posto sbagliato al momento sbagliato. Quando abbiamo discusso con Ufo la possibilità di averlo al basso in una delle canzoni, lui non ha esitato un attimo a scegliere questa, proponendo addirittura di cambiarne il titolo in Ubi Maior Minor Threat.

Parabellum: Originariamente meno incisiva, la canzone è stata riarrangiata in alcune parti di batteria da Franz Valente, che ha avuto l’idea del rullante ossessivo a scandire il riff di chitarra. Una scelta di produzione efficace che ci ha stimolato a rendere il brano molto più diretto e che in qualche modo può ricordare una serie di colpi di pistola (la parabellum era la pistola d’ordinanza tedesca durante la seconda guerra mondiale). Il testo cerca di raccontare come ognuno viva di conflitti interni per la propria storia personale e di come, per poter crescere, bisogna fare i conti con sé stessi: si vis pacem, para bellum.

Vizio di forma: Un po’ il manifesto del disco per quel che riguarda il testo. Fabiano ha scritto un piccolo capolavoro, anche per questo abbiamo cercato di premiare più del solito la voce, arrangiando una strofa più delicata in cui la batteria si limita a un semplice accompagnamento su una chitarra in arpeggio, per poi esplodere in ritornello e finale rabbioso che rasenta quasi una dinamica metal. Questo brano ci emoziona tantissimo praticamente ogni volta che lo suoniamo.

Irrisolti: Un miracolo di produzione. Irrisolti era di per sé una canzone irrisolta: siamo arrivati in studio con alcuni brani non ultimati, sebbene di questa canzone esistessero il giro di chitarra e il testo, non aveva una struttura definita. Alla fine abbiamo deciso di campionare una linea di batteria e due giri di chitarra, abbiamo assemblato il tutto in fase di mix, non sapendo che Fabiano avrebbe effettivamente registrato una linea vocale rap. Irrisolti siamo noi, i nostri desideri ed i nostri conflitti esterni/interni.

Nel mio dimenticatoio: L’ultima canzone ad esser stata scritta prima delle registrazioni e come per Irrisolti, anche questa era incompleta quando siamo entrati in studio: ultimata a livello di chitarra, testo e voce, non aveva una linea di batteria definita. Franz ha ascoltato una demo acustica del brano ed ha suggerito di  registrarla solo voce e chitarra, aggiungendone una seconda di sua personale composizione.

Fragile: forse la canzone più potente del disco. Una batteria decisa e marcata accoppiata a un riff energico che richiama i primi Queens of the Stone Age e i Them Crooked Vultures. Uno dei testi più diretti del disco, vuole essere una sorta di inno per coloro che non si sentono rappresentati e si sentono abbandonati da uno Stato che spesso va contro il benessere psicofisico ed i sentimenti di realizzazione dei cittadini.

Excrucior: La “bastarda” del disco. Una canzone il cui titolo è ispirato ad un componimento di Catullo, il testo a “Il maestro e Margherita” e musicalmente alle atmosfere degli Slint. Una chitarra tagliente accompagnata da una batteria semplice, ma non banale. Lo special di questa canzone è una delle parti compositive di cui andiamo più fieri.

Per difetto: La canzone più ambiziosa del disco: entrati in studio di registrazione il brano aveva una durata superiore ai 7 minuti. È la canzone su cui abbiamo fatto più post produzione, andando a limare e tagliare tutta una serie di parti che diventavano superflue, cercando di sintetizzare al massimo l’efficacia del riff di chitarra. Ispirato ai Tool, ci piaceva l’idea di comporre un brano cangiante, che non desse punti di riferimento e che unisse la nostra componente più rock con la voglia di cimentarci con generi diversi (metal, art rock).

Distanze: La canzone più atipica del disco, parlando di genere. Un’energica ballata indie rock ispirata a band come i Pavement, che ascoltavamo molto in fase di composizione. Distanze è anche una delle prime canzoni composte, ci piaceva moltissimo il mood allegro degli strumenti unito a un testo malinconico e disfattista. Dal testo di questa canzone abbiamo estrapolato il titolo del disco, ci piaceva chiudere l’album con una canzone nelle intenzioni più disinvolta e con un messaggio di speranza: che la testa ti sia lieve nonostante il peso che porti dentro.

BIO

I Rough Enough sono Fabiano e Raffaele che si incontrano per amicizie ed ascolti musicali comuni. Creano musica fresca e testi importanti con un mix dinamico ed incandescente di distorsioni ad alto volume, introspezione ed energia esplosiva. Il duo chitarra e batteria catanese strizza l’occhio alla vecchia scuola alternative rock, al post-rock, al garage-punk.

Raffaele subentra nella formazione nel 2017, dopo la pubblicazione di “Get Old and Die” (2016), prodotto da Daniele Grasso per The Kids are Alright, ed è subito forte intesa con Fabiano.
Dopo un paio di date arrivano gli opening act per Giungla e One Dimensional Man. Proprio durante quest’ultimo nasce l’amicizia con Franz Valente (Il teatro degli orrori, One Dimensional Man, LUME, Robox, Buñuel, Love in Elevator…).
Il duo nel frattempo compone “Molto poco zen”, registrato e mixato alla Sonic Fun House da Davide Iannitti (Loveless Whizzkid, Stash Raiders, Cambogia), pubblicato da Overdub Recordings nel 2019. L’album contiene una piccola chicca di Ufo (The Zen Circus) che ha preso in simpatia i due.
Nel 2019 sono sul palco per la data catanese del festival itinerante “Rocketta Summer Live”; “Kairo”, brano estratto da “Molto Poco Zen”, viene selezionato per la realizzazione di un videoclip in pellicola 8mm in occasione della manifestazione “Terre di Cinema”.
Nel frattempo stringono i contatti con Franz, al quale propongono la produzione artistica dei nuovi brani. Lui accetta e così nel 2021 registrano al Buddy Sound Studio il primo vero esordio, l’album “Che la testa ti sia lieve”: pubblicato nel 2022 da Mackie Records e contenente il singolo “Ubi maior minor cessat” con UFO al basso.

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