Scemodiguerra “Martian VooDoo”

 Scemodiguerra
“Martian VooDoo”
Data d’uscita: 22 maggio 2026
Etichetta: Autoprodotto

(presspage riservata alla stampa – DA NON PUBBLICARE)

Ascolta “Martian VooDoo”

Scarica “Martian VooDoo”

Anticpato dai singoli “Baciami comunque” e “Mastino“, “Martian VooDoo” è il secondo album del progetto folk- rock Scemodiguerra, creato da Luca Peverelli e Elia Mazzoletti.
Registrato presso il Bleach Recording Studio di Gittana da Andrea Maglia (Manetti, Tre Allegri Ragazzi Morti) e masterizzato presso La Maestà da Giovanni Versari, il disco sposta la narrazione più intima del primo lavoro (Isabella del Vento, il Santo Muratore e tanto tempo per pensare) verso una dimensione più condivisa, rituale e collettiva.
Le storie raccontate coinvolgono persone semplici, le cui gioie e dannazioni sono circoscritte a un microcosmo che si muove sempre tra una realtà che morde in maniera feroce e la dimensione sospesa di un sogno, dove alcune regole posso venire meno e dove non tutto assume necessariamente un significato incontrovertibile.
Rispetto al passato i testi lasciano più spazio alla musica, che assume un vero e proprio ruolo narrativo traghettando l’ascoltatore dentro sensazioni poco adatte alle parole. Queste sezioni strumentali hanno permesso alla band di sperimentare e muoversi in territori sonori a loro sconosciuti, alla ricerca di una codifica più contemporanea di una ricetta, quella del folk, ormai ampiamente storicizzata.
Il disco vede anche nel suo primo singolo “Mastino”, uscito il 21 marzo, la collaborazione con Alessandro Alosi, ex voce del duo “Il Pan del Diavolo”.
Martian VooDoo non si comporta in maniera lineare, non è pensato per essere un racconto che abbia una conclusione, è composto da capitoli e frammenti che seppur trovano senso compiuto nell’ascolto cronologico e complessivo dell’album lasciano comunque parecchie domande nella testa di chi vi si avvicina.

TRACKLIST

01. Orione
02. Baciami Comunque
03. Mastino
04. Se io morissi in autostrada
05. Fiat 127
06. Captain Harlock
07. La casa
08. Laika
09. Scimmia Malcontenta nello Spazio Profondo
10. Mi libererai

CREDITS

Scritto da: Luca Peverelli e Elia Mazzoletti

Luca Peverelli: voce, chitarra acustica
Elia Mazzoletti: chitarre, basso, batteria e percussioni, sintetizzatori
Simone Peverelli: fisarmonica in Baciami comunque, Se io morissi in autostrada, Fiat 127
Domenico Vitali: basso elettrico in Captain Harlock, Laika
Letizia Valsecchi: voce in Orione, Se io morissi in autostrada, Captain Harlock
Pietro Alessandro Alosi: voce in Mastino

Luca Peverelli ed Elia Mazzoletti: arrangiamento, registrazione
Andrea Maglia: arrangiamento, registrazione e missaggio
Giovanni Versari: master

Grafiche e copertina: Chiara Milano
Responsabile social: Sara Corradini

Registrato presso il Bleach studio di Gittana, primavera 2025.

TRACK by TRACK

01. ORIONE
L’intro del disco si appoggia su un accordo ossessivo che si ripete per l’intera durata del pezzo senza mai aprire completamente alla melodia.
La voce grida quella che sembra una preghiera pagana, una dichiarazione di intenti o forse soltanto una speranza, una voglia di accorgersi del mondo che ci abita intorno, della sua importanza e della sua vastità.

02. BACIAMI COMUNQUE
Con il secondo brano i toni si spostano su una ballad primaverile, dove le urla lasciano il posto ai sussurri. La chitarra acustica culla la storia di un uomo e di una donna che non si riconoscono, che si ritrovano di fronte uno all’altra soltanto perché il copione lo richiede ma che hanno perso, forse per sempre, la capacità di comprendersi. Il ritornello si svuota della componente testuale per lasciare spazio a una timida fisarmonica: sono rimaste poche parole da dirsi e quelle note che virano sull’accordo minore probabilmente ci raccontano il silenzio che le intervallano.

03. MASTINO
Qui la band si riappropria della sua dimensione carnale e istintiva. Torna un cantato più sostenuto e i versi si fanno crudi nell’inscenare la storia di un predatore e della sua vittima. Pensata come una vecchia favola, come un mitico racconto primordiale, la canzone si tinge di violenza e ospita l’unico featuring del disco: quello con Alessandro Alosi. Le chitarre tornano sulla distorsione e il mastino, figura topica dell’immaginario blues, trova qui una sua nuova e decadente declinazione.

04. SE IO MORISSI IN AUTOSTRADA
Cos’è la nostra morte se non una cosa che succede a chi ci sopravvive? Con questa premessa il brano si concede forse l’unica incursione del disco in territori più ironici.
I toni sono scanzonati e le percussioni ossessive rimarcano un testo che sbanda da un concetto all’altro in un susseguirsi di versi che somiglia più a un elenco disordinato ed estemporaneo che a un consapevole discorso sull’argomento. Il ritornello che mescola diverse lingue per poi chiudersi nell’ermetismo di un dialetto locale ancora una volta ci fa dubitare del luogo in cui ci troviamo e ricorda l’evocazione sonora di un atmosfera, di un preciso stato d’animo.

05. FIAT 127
A chiudere il “Lato A” del disco c’è un’oscura ninna nanna. Una ragazza è stata uccisa in maniera tremenda, senza alcun motivo, e un vecchio commissario si mette sulle tracce degli assassini.
La banalità del male, la sua narrazione distorta e l’assuefazione ad esso che ormai permea le nostre esistenze si mischiano a un dolcissimo arpeggio di chitarra, a un’apertura di fisarmonica in maggiore e a un cantato che torna dolce per raccontare il momento più nero dell’intera scaletta.

06. CAPTAIN HARLOCK
Apertura strumentale e testo ridotto all’osso, totalmente al servizio dell’immaginario evocato dal comparto musicale.
In questo brano le due anime sonore del disco convergono per la prima volta. La dolcezza e la rabbia, il metodo e la furia. Echi di surrealismo, memorie e sogni di un tempo passato. C’è stato un luogo in cui avremmo potuto essere uomini veri? Oppure quel mito è oltre l’orizzonte inevitabile?

07. LA CASA
Una danza macabra, un incubo voodoo dopo il sogno di mille stelle lontane.
Mentre torna una cadenza ritmica più spensierata il testo prosegue imperterrito verso una discesa durante la quale il solitario non può che perire affrontando i suoi stessi fantasmi. Atmosfere da B-Movie anni ’80 (da cui il titolo) e il ritorno del dialetto come mantra, come una forma distorta di lirica preghiera conferiscono al tutto un sapore impreciso, grottesco. Dove si cela la verità? I nostri drammi sono davvero così inevitabili? O visti da lontano sembrano soltanto le paturnie di un idiota?

08. LAIKA
Il dolore collettivo. Quello che investe tutti. La guerra.
In mezzo a tanta morte riemerge l’ossessione per una ragazza appena intravista fuori da scuola prima che il mondo crollasse. Laika non si dimentica di vivere, Laika non si dimentica di godere. Anche se il mondo ha deciso che la sua vita sarà un inferno. Cosa ci ha stregato, dunque? Il suo corpo? Il suo viso? O la sua capacità di rimanere in piedi, di non farsi definire dalle proprie tragedie?
Le sonorità tornano grintose, un ipnotico groove di basso e percussioni ci conduce verso una rivalsa, verso il rifiuto al farsi schiacciare, verso il discernimento tra le disgrazie inevitabili e quelle costruite con le nostre stesse mani.

09. SCIMMIA MALCONTENTA NELLO SPAZIO PROFONDO
Un’intima ballad notturna che volge per l’ultima volta lo sguardo alle sperdute galassie, alle astruse verità ormai sbugiardate.
L’immenso diventa luogo per indagare l’uno, l’uomo, la Scimmia. Le sue fragili convinzioni sono state sgretolate poco a poco da tutti i brani precedenti. É troppo tardi per tornare sui propri passi ma c’è tempo quanto basta per provare a comprendere una vita capita male.
Le sonorità elettriche qui diventano più eteree, atmosferiche, e la componente acustica prende il sopravvento per muoversi sulla dolcezza di un tre quarti che tenta di conferire, anche se in extremis, un corretto peso ai nostri dolori quotidiani. Ci sarà sempre amore per coloro che soffrono ma il fascino per i loro irrisolti appartiene a una rotta che dobbiamo avere il coraggio di abbandonare.

10. MI LIBERERAI
Chiude il disco un brano che torna di prepotenza verso lidi più folk-rock, la voce riprende a gridare ma stavolta è una storia di salvezza. Percussioni etniche, chitarra portoghese e una lunga coda strumentale, questa è una ballata sull’amore che abbiamo ricevuto e sul suo potere di trasformarci in esseri migliori. L’altro, quello che percorre la strada accanto a noi, è la medicina che stiamo dimenticando, l’antidoto per quando ci sentiamo perduti.
I quattro accordi su cui si appoggia il pezzo non si schiodano mai dalla loro combinazione e raccontano con crescente intensità che non c’è nulla di ingenuo o di fiabesco nel credere che la luce possa prevalere sul buio.

BIO

Scemodiguerra nasce tra le montagne della Valtellina nel 2022 dalla penna di Luca Peverelli. Trovato in Elia Mazzoletti un compagno di viaggio, i due pubblicano l’album “Isabella del Vento, il Santo Muratore, e tanto tempo per pensare”: un lavoro casalingo in cui folk e cantautorato si mescolano in un sound ironico e ruvido ma profondo e personale. Il duo inizia a esibirsi in piccoli contesti locali arrivando a suonare nei principali festival della zona come Rock n’Rodes e Morborock. Nel mentre Scemodiguerra comincia ad immaginare nuove storie da raccontare. I ragazzi decidono di affidarsi all’orecchio e alle mani di Andrea Maglia (Manetti, Tre Allegri Ragazzi Morti) per la realizzazione del loro secondo disco, “Martian VooDoo”. “Mastino” è il primo singolo dell’album, pubblicato a marzo 2026 e che vede la collaborazione di Alosi, già cantante de Il Pan del Diavolo.

FOTO

CONTATTI

Instagram
YouTube
Spotify