VIRGINIA
“Imaginary Mind”
(presspage riservata – DA NON PUBBLICARE)

Ascolta “Imaginary Mind”
“Imaginary Mind” è l’album d’esordio di VIRGINIA, cantautrice, compositrice, musicista e polistrumentista emiliana. Un disco che si configura come un viaggio introspettivo attraverso i luoghi più profondi della memoria, dell’immaginazione e della crescita personale dell’autrice. Un album coraggioso, ambizioso, controcorrente e che rappresenta un punto di rottura con l’attuale omolgazione, riportando al centro la figura del musicista e l’estetica di un suono che ha il coraggio di essere imperfetto e vibrante, ma profondamente vivo.
Il concept e l’estetica: Luci e ombre, sogno e realtà, caduta e rinascita… un gioco di contrasti.
Un percorso narrativo in cui la musica diventa uno spazio di trasformazione: il dolore, la fragilità e il disagio non vengono nascosti ma attraversati fino a diventare consapevolezza, rinascita e luce. L’intero lavoro intende muoversi tra dimensione reale e simbolica, intrecciando esperienze intime, visioni oniriche e richiami alla natura come rifugio e strumento di riconnessione con sé stessi. L’infanzia, il ricordo, il bisogno di evasione e il desiderio di appartenenza convivono con temi come l’ansia, la solitudine, le relazioni complesse e la necessità di accettare le proprie ferite. L’idea centrale vuole che ogni passaggio emotivo, anche il più oscuro, possa trasformarsi in un atto di crescita. La musica assume così una funzione terapeutica: accompagna, consola, protegge e restituisce voce a ciò che spesso resta inespresso.
Amore, identità e libertà diventano i cardini di un percorso profondamente personale, in cui ogni brano rappresenta una tappa di un unico cammino verso una versione più consapevole e completa di sé raccontando non semplicemente emozioni, ma invitando ad abitarle, trasformandole in uno spazio condiviso di riconoscimento e verità, dove la vulnerabilità non è debolezza ma un punto di partenza per ritrovarsi.
Il sound internazionale.
L’ispirazione musicale che guida l’intero disco attinge alla delicatezza evocativa della musica per il cinema, ad echi di paesaggi tipici dei brani strumentali di alcuni film giapponesi che presentano armonie che sembrano respirare. Alcuni brani subiscono il fascino di influenze che emergono dalle profondità emotive e rarefatte di artisti come SYML, Sleeping At Last e Peter Gabriel. L’esplorazione musicale si spinge anche nella ricerca timbrica della musica ambient di ispirazione nordica in cui emerge quasi un legame primitivo con gli elementi naturali in artisti come Sød Ven e Björk e compositori di colonne sonore di serie televisive scandinave e islandesi con l’intento di accompagnare chi ascolta ad abitare pienamente il proprio spazio emotivo interiore.
La produzione artistica: L’estetica del suono vivo ovvero materia, spazio e anima vocale.
La produzione del disco vede il musicista e produttore Angelo Epifani (già al lavoro con Mariposa, Beatrice Antolini, Pecori Greg, Lo Yeti…) immergersi completamente nel mondo di Virginia e nel suo immaginario poetico. Allo stesso tempo Virginia si abbandona completamente all’estetica e alla struttura della produzione di Angelo Epifani che restituisce autenticità pura. Risiede qui il punto di forza di questo lavoro, sinergia e comunione d’intenti, affinità e fiducia. Alla base c’è l’idea del suono naturale, dove la bellezza risiede nella grana stessa della materia sonora. Non è però una scelta ortodossa filosofica di stile ma l’intenzione di dimostrare che l’arte deve essere lasciata all’intelletto umano come difesa dello stesso. In un’epoca dominata dalla perfezione chirurgica del digitale e dai loop pre-confezionati, emerge una pubblicazione che sceglie la strada più complessa e affascinante: quella del suono reale, quello della scelta radicale di affidarsi esclusivamente a strumenti veri e musicisti di spessore e poi un microcosmo di piccolissimi dettagli. Una produzione che chiede di essere ascoltata, non solo sentita, premiando chi possiede ancora il desiderio di immergersi in un paesaggio sonoro profondo e tridimensionale.
“Risiede qui il punto di forza di questo lavoro: sinergia, comunione d’intenti, affinità e fiducia”. Angelo Epifani
“Pensando a come è nata ogni singola canzone presente in questo disco, non posso fare a meno di sorridere. È come se avessi vissuto la produzione due volte: prima nel mio piccolo studio da home recording, completamente immersa nelle mie idee e, successivamente, nel mio grande studio di registrazione del cuore. Non ho mai avuto timore di intraprendere la strada di una produzione ‘divergente’, che mira, dunque, all’esaltazione del suono reale e alla contemplazione dell’errore. Avevo bisogno che tutte quelle note, armonie e parole venissero accolte e trasportate in un universo completamente unico e identitario. Questo è ciò che Angelo Epifani è riuscito a far emergere attraverso un eccezionale lavoro di produzione in cui ho avuto la possibilità e il piacere di essere parte attiva e ampiamente coinvolta. Qui emerge il dono di Angelo. Ascolta, interiorizza e vive le mie idee e composizioni facendo in modo che quel “punto di forza”, come lui stesso lo definisce, si manifesti in tutto l’amore, l’affinità artistica-personale e la fiducia che abbiamo scoperto, custodito e curato negli ultimi otto anni di conoscenza e collaborazione. La ricerca sonora chirurgica e ‘maniacale’, la necessità di trasmettere il vero e di non mascherare o risolvere le imperfezioni, la piena consapevolezza della direzione artistica presa e la volontà di raccontare qualcosa ci hanno portato ad essere complici di un azzardo che ci ha permesso di abbandonare ogni schema e navigare con fiducia in mare aperto. Imaginary mind è confidenza, stima, sicurezza, speranza e, sicuramente, il mio primo viaggio inaspettato che chiede di essere vissuto in tutto il suo panorama sonoro e concettuale”. VIRGINIA
TRACKLIST
01. Goodbye lullaby
02. Wendy
03. Imaginary mind
04. Terabithia
05. Anima
06. Sociopatico
07. Il castello delle illusioni
08. La luna delle fragole
09. Uitwaaien
10. Vergine bianca
CREDITS
Produced by: Angelo Epifani
Arranged by: Angelo Epifani & Virginia Cristofori
Lyrics by: Virginia Cristofori
Music by: Virginia Cristofori
Performed by:
Virginia Cristofori: Vocals, backing vocals, bass, acoustic guitars, electric guitars, wood rainstick.
Angelo Epifani: electric guitars, acoustic piano, electric piano, organ, analogue synthetisers, mellotron, bass, glockenspiel.
Andrea Insulla: Drums & percussions.
Marco Chillo: Barchimes (tracks 2&8).
Roberto Mingozzi: Organ (track 3)
Recorded & mixed by
Angelo Epifani @ Epifonica SoundLab/Raw Studios, Bologna.
Mastering by
Giovanni Versari @ La Maestà mastering studio
TRACK by TRACK
01. GOODBYE LULLABY
Il brano nasce con la dolcezza di una ninna nanna. In origine, l’obiettivo era quello di comporre qualcosa che andasse in aiuto a chi trova difficoltà a prendere sonno, una melodia pensata per sciogliere le tensioni, rallentare il respiro e accompagnare chi ascolta verso uno stato di abbandono sicuro. Nella mia mente, voleva essere una buona dose di melatonina sonora. Ma volendo mantenere il suo ‘status di sedativo’, ho avvertito la necessità di stravolgere il senso originario del brano e di nascondere il suo paradosso: questa quiete, che invita a dormire, prepara anche a rinascere.
Volevo suggerisse un’alba interiore e una presa di coscienza gentile e delicata.
Diventa, quindi, una ninna nanna che non spegne ma trasforma. Il sonno non è una fuga bensì un passaggio per un ritorno a sé, più leggero, più sereno e più vivo.
Curiosità: l’arpeggio di chitarra elettrica e i cori che si sentono nell’outro nacquero nel corso della terza superiore quando presentai un progetto per alternanza scuola-lavoro che consisteva nella produzione di un video sulla vita dei pinguini e per il quale avevo quella musica per i titoli di coda (invece di studiare latino)
02. WENDY
Il brano incarna il mondo delle aspettative che le persone e la società hanno sui giovani e, in particolare, sulle donne.
Wendy vive nella Londra di un’epoca in cui ci si aspetta che le donne diventino spose al più presto e abbiano già un’idea chiara di quello che dovrà essere il loro futuro ma, in un mondo in cui le forti convenzioni sociali cercano di plasmare e confezionare le menti dei giovani, la protagonista si distingue rifugiandosi nella narrazione di favole per alleggerire il peso di una realtà troppo cruda e nel desiderio più profondo di fuggire su un’isola in cui, da un lato ci sente un po’ sperduti ma dall’altro vivi e leggeri.
Wendy abbatte i muri del controllo, della banalità, del pregiudizio e delle paure seguendo l’istinto, i pensieri felici e la stella più grande che illumina il suo cammino, vivendo nel qui ed ora.
Curiosità: il solo finale di chitarra elettrica nacque durante un’esibizione artistica in cui mi era stato chiesto di accompagnare musicalmente degli artisti di strada che dipingevano le loro tele in un quartiere della mia città mentre delle piccole videocamere li riprendevano all’opera, proiettando le immagini sugli edifici circostanti.
Inoltre, Wendy è stata concepita interamente sul giro di armonici del basso che fa da sentiero sonoro per tutta la canzone.
03. IMAGINARY MIND
Imaginary mind apre le porte alla visione mistica, fantasiosa e magica della mia mente.
Rappresenta un volto sensoriale che solo ora ho avuto modo di contemplare, nonostante mi sia sempre appartenuto.
Nella totale immaginazione, questo brano si trasforma nella mia personale visione concreta del mondo e trasfigura in un luccichio dorato che illumina uno sguardo innamorato e vitale.
Prende corpo nel fascio di luce dei raggi solari filtrati dalle foglie degli alberi che accendono i colori, riscaldando l’aria intorno, regalando l’attimo di pace e serenità in cui mi sento libera.
È una continua ‘golden hour’ che mi permette di creare una connessione profonda con la natura e le mie emozioni e di entrare nella dimensione rarefatta ma, allo stesso tempo, reale della consapevolezza.
Curiosità: l’embrione originario del brano fu prodotto nel 2019 e poi accantonato fino al 2022 quando decisi di riesumarlo pensando “così non funziona”. Da quel momento è diventata quello che è oggi.
04. TERABITHIA
“Chiudi gli occhi ma tieni la mente spalancata. È così che nasce la magia.”
Se c’è una cosa che mi tocca nell’intimo più profondo è il ricordo delle sensazioni che mi trasmettono le immagini. Un ponte per Terabithia, film del 2007, ha risvegliato in me l’estrema necessità di mettere in musica il legame “infantile” che ho con il segno indelebile che alcune opere cinematografiche hanno lasciato nella crescita e scoperta emotiva di me stessa.
È una storia delicata a quell’età fragile in cui il cuore impara per la prima volta cosa significa davvero sentire.
Il brano dà vita a quel tipo di connessione in cui due anime si riconoscono senza sforzo, si scelgono senza dirlo e insieme costruiscono un mondo in cui poter essere finalmente liberi. Terabithia, non è solo un regno immaginario, è il rifugio segreto della mente dove le paure si trasformano in coraggio e la solitudine in appartenenza.
Curiosità: il testo del pre-ritornello fu scritto in un pomeriggio di studio tra amiche, da una di loro, che annunciò improvvisamente di scrivere una poesia d’amore in inglese ispirandosi alla letteratura che stavamo studiando.
05. ANIMA
Anima canta al ricordo di un momento particolarmente significativo della mia vita. Racconta come l’ansia, la paura, il disturbo e il disagio psicologico possono condizionare in maniera prepotente l’equilibrio quotidiano dell’essere.
A questa immagine fragile e delicata del brano si sovrappongono la forza, il coraggio, la gioia e la speranza di una via di fuga verso una versione migliore e completa di sé stessi.
L’ombra del passato segna profondamente il mio vissuto portandomi naturalmente a cambiare vita e ad avere cura delle mie ferite che, piano piano, diventano parte fondamentale del perdono con un sorriso sincero.
L’insieme delle mie voci fa da culla per un grido d’aiuto e trova il modo di attenuare la sofferenza creando un tappeto armonico che trasforma la memoria del buio in un presente pieno di luce.
Curiosità: il ritornello è nato mentre ero sulle dolomiti a passeggiare in mezzo ai pascoli, mentre tutto il resto della canzone è stato scritto in un secondo momento nella mia casa in collina.
06. SOCIOPATICO
Il brano vuole essere il riflesso di una tensione interna irrisolta, quasi un dialogo tra fragilità e consapevolezza. Le parole sono appesantite da ricordi che non vogliono essere toccati e le cicatrici non vengono solo menzionate, bensì evocate: diventano immagini vive, qualcosa che brucia ancora. Il timore non è tanto il dolore in sé, ma ciò che esso potrebbe rivelare se davvero lo si guardasse fino in fondo.
Emerge il tema delle relazioni distorte e la necessità di ricordare a me stessa che chi mi ha ferita diventa uno strumento involontario di crescita.
È un grido di rivalsa che cerca liberazione e che contempla l’accettare che, se affrontata, anche l’esperienza più contorta può avere un significato e una risoluzione.
07. IL CASTELLO DELLE ILLUSIONI
Una confessione sussurrata alla luce tremolante di una candela, quando il mondo tace e resta solo la verità del cuore: è una canzone che si regge sulla purezza di un sentimento assoluto e che nasce come lettera scritta a mano, dove ogni parola è scelta per custodire qualcosa. Si ama senza difese, con una devozione quieta ma incrollabile.
Parla di protezione come promessa: anche nei silenzi e nelle fragilità che non si mostrano, l’amore diventa rifugio, casa e, allo stesso tempo, un atto di coraggio.
Il brano canta un sentimento che esiste per il solo bisogno di dire “io sono qui per te”, con tutta la sincerità e la profondità che un’anima può offrire.
08. LA LUNA DELLE FRAGOLE
Immaginate una barca in balia di un mare calmo che si lascia cullare dal velo soffice dall’acqua e scaldare dalla luce intensa di un tramonto roseo.
Questo è lo scenario che “La luna piena delle fragole”, romanzo del 2022 di Paolo Stella, scrittore e attore italiano, ha voluto mostrarmi per trasformare in musica il significato delle parole che stavo leggendo.
Una storia che, da “condivisione di esperienza emotiva”, sfocia in un viaggio metaforico nella solitudine di ognuno: sette solitudini, sette personaggi che, con fantasia e creatività, “parlano di sentimenti di inadeguatezza, non accettazione di sé, senso di impossibilità di relazione con l’altro e grande sofferenza” (cit.).
Ognuno di loro ha un proprio vissuto emotivo profondo e un’assente consapevolezza di sé ma, nonostante ciò, quello che li accomuna è il forte desiderio di essere visti, l’essere accettati e l’accettarsi per quello che sono davvero e la possibilità di condividere con gli altri le proprie emozioni.
Il brano è il racconto nudo e crudo della mia solitudine vissuta, della mia diversità accettata e del coraggio di aver affrontato, con meraviglia e orgoglio, ciò che mi ha spezzata in passato.
09. UITWAAIEN
Una parola olandese che ci trasporta nell’interiorità vera e propria del termine.
Indica l’atto di uscire all’aperto, spesso con vento, vicino al mare o in natura, per schiarirsi la mente, liberarsi dallo stress e ‘farsi portare via i pensieri’ dalla corrente.
Non è solo una passeggiata, è quasi un piccolo rituale emotivo, camminare finché dentro di te qualcosa si alleggerisce.
Significa prendersi un momento per respirare, lasciare andare le tensioni e ritrovare equilibrio.
Il brano è Natura e non è altro che il riflesso di come io stessa vivo questo legame intenso, sicuro e sincero che, da sempre, ho con essa.
Curiosità: (per gli amici “UIT”) per comporre il brano ho dovuto fare un’immersione sensoriale totale nella natura circostante camminando per ore nelle campagne vicino a casa: suoni, odori, colori hanno guidato la mia ispirazione fino a trasformare il suono dell’intro della chitarra elettrica per simulare lo scintillio della rugiada sul prato.
10. VERGINE BIANCA
Il dono più grande che posso fare a chi amo è una canzone, perché è lì che ‘traspira’ la quantità infinita di emozioni che, la maggior parte delle volte, non riesco a contenere dentro di me.
È un brano che racconta il potere del legame madre-figlia nella sua intera purezza: due anime affini ma, allo stesso tempo, completamente diverse, tenute insieme da un filo invisibile che, nelle difficoltà e nell’amore incondizionato, non ha mai avuto bisogno di spiegazioni. Semplicemente, esiste.
Canto il nostro presente e ciò che è stato, ricordando a mia madre che, con un suono o una semplice frase, può lasciarsi andare al ricordo più intenso e vulnerabile che ha di me e alla certezza di essere, da sempre, il mio scudo e la mia spada.
Laddove io vivevo una tempesta incessante ed ero costretta a sopportare la pioggia, lei era il mio ombrello e ha sempre visto un arcobaleno.
Curiosità: la melodia del coro presente nella parte centrale della canzone riproduce il leitmotiv del brano “At Home With The Infant” di Charlie Chaplin nella riedizione del 1971 del film “Il monello”. Si tratta di un ritorno all’infanzia sia dal punto di vista dell’esperienza che da un punto di vista emotivo: “Il monello”, che ho visto da bambina, è stato il film che ha probabilmente creato in me la prima connessione profonda con la musica per il cinema.
BIO
VIRGINIA, nome d’arte di Virginia Cristofori, è una cantautrice, compositrice, musicista e polistrumentista originaria di Carpi (MO). La sua identità artistica nasce da un percorso musicale eterogeneo e profondamente radicato nello studio strumentale, che nel tempo si è trasformato in una ricerca personale orientata alla scrittura e alla produzione di musica originale.
Il suo percorso inizia con l’ingresso in una scuola media ad indirizzo musicale, si avvicina al sassofono, primo strumento che segna il suo approccio alla musica. A undici anni intraprende lo studio della chitarra elettrica e, successivamente, scopre il basso elettrico, strumento con cui sviluppa un legame immediato.
Dopo alcune esperienza all’interno di band, VIRGINIA intraprende un percorso solista, spinta dall’esigenza di esprimere una visione più personale e autorale. Parallelamente approfondisce lo studio del basso presso l’Accademia di Alta Formazione Musicale “John Bohnam” (AFM) di Bologna, dove consegue nel 2025 il Diploma professionale AFM e il percorso specialistico “Bass to Rock” – Rockland associazione Musicale APS (Grosseto).
Nell’aprile del 2023, in collaborazione con i Raw Studios di Bologna, pubblica il suo primo EP “Viaticum”, un progetto che apre le porte al suo mondo interiore e che segna l’inizio ufficiale del suo percorso discografico e che presenta dal vivo in apertura al concerto di Cavetown all’Arena Puccini di Bologna nel giugno dello stesso anno. Negli anni successivi amplia la propria ricerca artistica avvicinandosi anche alla composizione per musica applicata alle immagini, partecipando nel 2026 a concorsi internazionali di composizione per musica da film, tra cui l’Oticons Faculty International Film Music Competition e il Berlin International Film Scoring Competition (BIFSC).
Dal 2024 è impegnata nella registrazione e produzione del suo primo album, Imaginary Mind, realizzato in collaborazione con i Raw Studios di Bologna. Il progetto prende forma lentamente, si consolida come esperimento musicale e personale e rappresenta una naturale evoluzione del suo percorso artistico in cui convergono la dimensione strumentale, la scrittura cantautorale e una crescente attenzione alla costruzione di atmosfere sonore.
Accanto all’attività artistica, dal 2025 insegna basso elettrico presso l’AFM “John Bohnam” di Bologna, affiancando alla produzione musicale un impegno costante nella formazione.




